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True Blood: Il vampiro in bottiglia

Negli Stati Uniti partirà il 13 giugno la terza stagione della nuova creatura nata dal genio di Alan Ball, sceneggiatore premio Oscar di “American Beauty”, ma – ciò che è più importante, per noi teledipendenti – già creatore di “Six Feet Under”, capolavoro della moderna tv d’oltreoceano, prodotta, come “True Blood”, dalla rete via cavo HBO.

Mi rendo conto che parlare di vampiri, oggi, dopo l’esplosione del fenomeno “Twilight”, fa storcere il naso a molti, quanto meno a tutti i non adolescenti che vanno a letto coi libri della Meyer su un comodino e sull’altro un bel bicchierone di una qualunque bibita rossa. Se poi ci aggiungiamo che anche “True Blood” nasce da una saga di romanzi sui vampiri, rischiamo di perderci quegli ultimi sparuti ascoltatori/lettori lì in fondo. Ma, in nome di un Oscar e di una famiglia di becchini che ci ha fatto ridere e piangere e commuovere per cinque anni, penso che possiamo dare un po’ di fiducia a Ball. Che non si inventa nulla di nuovo, ha il sano semplicismo di allacciarsi a una rappresentazione di un mito – mai tramontato – nella sua veste più classica, rigettando a priori le moderne (e facili) modificazioni. Non si fa mancare neanche il topos per eccellenza: la storia d’amore tra un’umana e un vampiro, Sookie e Bill, il nostro tipo anemico il cui ultimo pasto solido risale alla fine della Guerra di Secessione. La provincia del profondo sud degli USA fa il resto. O meglio, il tutto: perché ciò che interessa a Ball è la rappresentazione ironico-sociologica dei discendenti di Dracula, il loro rapporto con la modernità.

Il simbolo del serial perciò diventa il True Blood del titolo, il nettare ematico prodotto artificialmente – con tanto di gusti basati sui gruppi sanguigni – e venduto in bottiglie simili a quelle della birra: l’orrore è imbottigliato nell’ossessione mercificatoria e normalizzatoria di quella stessa società che trasformava l’elaborazione del lutto in una cerimonia con tanto di banchetto e scelta di colori per la bara. Bon Temps, cittadina teatro della vicenda, è un luogo di freak di vario genere e di un’umanità paesana ancora in bilico tra modernità e ultimi fuochi di un mondo ancestrale, magico e oscuro.

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