Home > Zoom > Doom metal: Truth becomes death

Doom metal: Truth becomes death

Abbiamo parlato di origini. Abbiamo parlato di sviluppo del genere. Abbiamo esplorato l’Europa. Dall’Europa siamo passati all’America, e ora dall’America ci trasferiamo… in America, ancora una volta. Ma spostando l’attenzione sulle differenze tra…

Fase 4: antico e moderno

Si stava parlando di YOB e dei loro legami con Neurosis e compagnia. La band di Mike Scheidt resta comunque ancora fortemente legata al doom strettamente detto, ma che dire di tutte quelle band che doom non sono ma che comunque ne sono influenzate in maniera più o meno forte? Si tratta di gruppi che si distinguono da tutti quelli che abbiamo trattato finora perché non affondano le loro radici nel metal tradizionale (l’”antico” del titolo), quanto piuttosto in una versione “moderna e intelligente” dell’hardcore. Quando vennero fuori si parlò di postcore, un termine che in fondo voleva dire tutto e niente perché comprendeva band strettamente hardcore come i Converge a fianco di altre più legate ad altri generi (come gli splendidi Breach). Cosa c’entra tutto questo col nostro discorso? C’entra, perché alcuni dei capostipiti di quella scena hanno preso molto dal doom, in maniera più o meno manifesta. Delineare una tassonomia e una storia di queste band sarebbe compito improbo e al di là di quello che è lo scopo di questo lavoro. Si tratterebbe infatti di parlare di band storiche come Godflesh (che pur suonando industrial hanno preso un certo tipo di strutture ossessive e ripetitive dal doom più ipnotico) e Neurosis (che della ricerca sonora hanno fatto una bandiera, e hanno toccato anche lidi decisamente doomy soprattutto negli ultimi lavori), e si rischierebbe di fare una grande confusione. Ci limitiamo quindi a elencare alcune delle band più chiaramente influenzate dal genere che stiamo trattando, lasciando un eventuale approfondimento del discorso ad altri.

Innanzitutto, vale la pena segnalare tutte quelle band che prendono in egual misura dal doom, dalla psichedelia, dal post-rock e dall’hardcore. Gli ultimi Neurosis sicuramente, ma anche Isis, Cult Of Luna, Pelican (questi decisamente legati allo sludge), persino il nuovo progetto di JK Broadrick a nome Jesu. In seconda battuta, possiamo inserire in questo filone anche band più classicamente doom, come gli americani Halo (una sorta di versione sludge dei Godflesh) e Unearthly Trance (che pescano a piene mani anche dal black metal). Infine, citiamo di striscio un paio di band molto particolari, che hanno le radici del loro suono in egual misura nell’industrial e nel doom: i canadesi Zaraza e i finlandesi Wormphlegm. Con questi ultimi torniamo su territori più strettamente doom, oltre a fare un notevole salto cronologico in avanti. Già, perché è passato del tempo dal 1970, ma il doom è ancora vivo (?) e vegeto…
[PAGEBREAK] Fase 5: i giorni nostri

Ovvero, breve panoramica sulle direzioni che sta prendendo il genere negli ultimi anni, quali filoni hanno ancora molto da dire e quali sono morenti, quali nomi si sono segnalati come interessanti…
Probabilmente il modo migliore per trattare l’argomento è tramite una sommaria divisione per sottogeneri. Si tratta di una tassonomia molto approssimativa, come tutte le volte che si compie un’operazione del genere, e quindi opinabilissima. Perdonerete eventuali errori od omissioni.

Doom tradizionale

Che ha subito una certa rinascita negli ultimi anni, come sempre accade alle manifestazioni più “classiche” di ogni genere musicale. Segnaliamo i lavori di Reverend Bizarre, Grand Magus, Big Elf, Minotauri e altri.

Doom/death

Che, in mezzo ad una pletora di band clone dei My Dying Bride (esempio classico da cui rifuggire, i Draconian), ha proposto anche nomi di un certo interesse: i cileni Mar De Grises (molto vicini agli Anathema di “The Silent Enigma”), i finnici Swallow The Sun, i più grezzi Runemagick (che affondano le proprie radici nel death metal), i Forest Of Shadows (che rimandano anche ad un’altra meravigliosa band che ha qualcosa a che fare col doom, i tedeschi Empyrium)…

Funeral doom/doom estremo

Probabilmente per il suo essere un sottogenere relativamente “nuovo”, è quello che più nomi interessanti ha proposto negli ultimi tempi. Dai finlandesi Tyranny al ritorno dei Pantheist, dai tedeschi Ahab (progetto funeral ispirato al Moby Dick di Melville) a nomi meno conosciuti ma altrettanto interessanti come Longing For Dawn, Doom:VS, Comatose Vigil, Wraith Of The Ropes, Worship, Mist Of The Maelstrom, Imindain… e chissà quanti altri stiamo dimenticando. Un segnale evidente di quanto sia interessante questo sottogenere è, ad esempio, il fatto che un gruppo di grind cervellotico come i Cephalic Carnage abbiano addirittura inciso un EP di una sola canzone in stile funeral (“The Halls Of Amenti”).

Stoner doom/sludge

Forse la strada meno battuta, anche per via dello scemato interesse verso lo stoner propriamente detto. Si assiste piuttosto ad un recupero di sonorità più psichedeliche e anni ’70 (provate ad esempio gli Hypnos 69 o i Glow), o al ritorno di grandi nomi del passato. Per quel che riguarda lo sludge, ormai quasi nessuno lo suona puro e incontaminato. Vale forse la pena di citare i Raging Speedhorn (ormai sciolti), gli inglesi Mistress e gli americani Facedowninshit e Soilent Green (questi ultimi più vicini al grind e a generi più “veloci”).

Drone doom/doom sperimentale

Se n’è già parlato abbondantemente nella sezione dedicata ai lavori di O’Malley, segnaliamo comunque una serie di progetti più o meno sconosciuti al grande pubblico che approfondiscono il discorso del drone e lo infettano con altri generi altrettanto malati: gli Asva (nei quali suona anche Trey Spruance, già con Faith No More e Mr. Bungle), la ex one man band e ora duo Nadja, gli splendidi The Angelic Process (il loro “Weighing Souls With Sand” è stato uno dei dischi migliori nel suo genere del 2007)…
[PAGEBREAK] Altro?

Prima di chiudere (questa volta sul serio), un paio di post scripta. Il primo è una brevissima panoramica sulle più importanti band italiane che suonano doom, in qualsiasi forma. Il secondo è un altrettanto breve elenco di dischi fondamentali da avere, sommariamente diviso per genere. Entrambi i PS sono molto soggettivi, e soprattutto quello sui dischi fondamentali è quanto di più personale e incompleto possa esserci. Anche qui, se qualcuno avesse la sua personale opinione può e deve esprimerla.

Compendio 1: l’Italia?

Innanzitutto, occorre rimarcare come l’importanza dell’Italia per il genere sia abbastanza limitata. Ci sono state sì band che hanno avuto il loro peso negli anni ’70, come i già citati Jacula, ma in generale la presenza italiana tra i grandi del genere è poco rilevante. Segnaliamo i Ras Algethi, che poi diventeranno i fondamentali (questi sì) Canaan, i Novembre (che pur non suonando doom tout court hanno dato una spinta notevole al genere, anche per la loro amicizia con gruppi come Katatonia e Opeth), i fantastici Ufomammut (il perfetto incrocio tra Electric Wizard e psichedelia, con puntate nel drone e in mille altri generi), i Void Of Silence, i Monumentum di Roberto Mammarella (fondatore della Avantgarde Music) e pochi altri. Vale la pena menzionare una fiorente scena stoner/doom, con base nei dintorni di Varese e che potrebbe dare soddisfazioni in futuro.

Compendio 2: generi, sottogeneri, artisti e album

I dischi storici – prima del doom

Black Sabbath – i primi tre lavori, o i primi cinque a seconda di quanto si voglia approfondire.
Black Widow – “Sacrifice”
Pentagram – i primi 7” sono introvabili o quasi, ma possono essere considerati a buon diritto tra i primissimi dischi “doom” della storia

Doom tradizionale – le basi del doom

Saint Vitus – “Saint Vitus”/”Born Too Late”
Trouble – omonimo
Candlemass – “Epicus, Doomicus, Metallicus”/”Nightfall”

Doom/death

My Dying Bride – “Turn Loose The Swans”
Anathema – “The Silent Enigma”
diSEMBOWELMENT – “Transcendence Into The Peripheral”

Funeral doom

Thergothon – “Stream From The Heavens”
Skepticism – “Lead And Aether”
Esoteric – “Metamorphogenesis”

Stoner/psychedelic doom

Electric Wizard – “Dopethrone”
Sleep – “Dopesmoker”
Yob – “Catharsis”

Sludge/sludge doom

The Melvins – “Stoner Witch”
Eyehategod – “Take As Needed For Pain”
Crowbar – omonimo

Drone doom

Earth – “Earth 2″
Sunn 0))) – “White 1″
Boris & Merzbow – “Sun Baked Snow Cave”

Black doom

Forgotten Tomb – “Songs To Leave”
Bethlehem – Dictius Te Necare
Dolorian – “When All The Laughter Has Gone”

Doom “moderno” e qualche nome sparso

Khanate – “Things Viral”
Teeth Of Lions Rule The Divine – “Rampton”
Halo – “Guattari: From The West Flows Grey Ash And Pestilence”
Mindrot – “Dawning”/”Soul”
Pelican – “Australasia”
Pan-Thy-Monium – “Khaoos And Kon-Fus-Ion”
…e altri da aggiungere a piacere.
[PAGEBREAK] Conclusioni…

…che vogliono più che altro essere una sorta di disclaimer sul lavoro fin qui svolto. Il qui presente speciale non ha pretese di completezza né di oggettività. Per quanto abbia tentato di essere il più lineare e asettico possibile, è ovvio che gusti personali e idee (passateci il parolone) “critiche” siano filtrate in un modo o nell’altro. Il lavoro è aperto a critiche, addende, sottraende, corrigende. Quel che più interessava nello scrivere questo speciale era dare un’idea il più incisiva possibile dell’enorme varietà di forme espressive che il doom ha saputo proporre in quasi 40 anni di storia. Sperando di incuriosire il più possibile e spingere all’esplorazione della scena anche chi non ne sa praticamente nulla.

Doom or be doomed!

Scroll To Top