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Tullio Kezich: La preziosa eredità di un saggio del cinema

La Biennale di Venezia ha intitolato al critico triestino, recentemente scomparso, il concorso online per giovani saggisti cinematografici

Il cinema italiano ha perso una delle sue voci – ma anche uno dei suoi volti – storici. Tullio Kezich, classe 1928, triestino, era sì critico cinematografico, ma era anche commediografo e sceneggiatore – sua la sceneggiatura del Leone d’Oro La leggenda del santo bevitore di Ermanno Olmi – e chi ha visto Il Posto, sempre di Olmi, lo può anche ricordare davanti alla macchina da presa.

Lui il cinema lo ha sempre avuto dentro, fin da adolescente, quando cominciò a intrattenere una fitta corrispondenza con le riviste “Film” e “Cinema”. E ora, la Biennale di Venezia ha deciso di associare la figura di Tullio Kezich proprio al giovane cinema, intitolando a lui il concorso online per giovani saggisti di cinema, lanciato per la prima volta in questa edizione 2009 della mostra.

Un giusto riconoscimento a un’attività personale che ha dato molto al cinema italiano. Nel campo della critica, prima di tutto. L’esordio vero e proprio avviene nel primo dopoguerra, nell’agosto del ’46 quando comincia a recensire film per Radio Trieste, emittente radiofonica per la quale si occuperà anche della Mostra del Cinema di Venezia. La sua collaborazione a “Sipario” – di cui sarà direttore dal 1971 al 1974 – parte nel 1950, e diverse sono le testate per cui Kezich prestò la propria firma: “Panorama”, “Settimana Incom” e i due maggiori quotidiani nazionali, “La Repubblica” e “Il Corriere della Sera”.

Dalla critica alla sceneggiatura. Oltre al già ricordato – ed estremamente proficuo – sodalizio artistico con Ermanno Olmi, che produsse anche il film-tv, I recuperanti del 1969, Kezich si occupò, sia per il grande che per il piccolo schermo, di trasposizioni letterarie. Si ricordano, per la televisione, Don Chisciotte (1983), Delitto e castigo (1988) e La coscienza di Zeno (1988), e, per il cinema”, Venga a prendere il caffè da noi (1970) di Alberto Lattuada e con Ugo Tognazzi, tratto dal romanzo di Piero Chiara La spartizione. E così a teatro con, più recentemente, la trasposizione de Il romanzo di Ferrara, omaggio a Giorgio Bassani del 2008.

Tantissimi i materiali scritti che Kezich ci ha lasciato in eredità, ma anche le riflessioni che, sull’opera di Kezich, fecero altri. Molto interessante, a questo proposito, la visione complessiva data dal volume “Tullio Kezich. Il mestiere della scrittura”, edito da Kaplan nella collana Lo schermo triestino, che contiene saggi di Nuccio Lodato, Alberto Pezzotta, Roy Menarini e altri, e le testimonianze di Morando Morandini, Lino Carpinteri e Lina Wertmüller, Francesco Rosi, Ermanno Olmi e altri. Da segnalare anche il saggio “Tullio Kezich. Professione Spettatore” curato da Fabio Francione, fondatore del Lodi Film Festival, per le edizioni Falsopiano. E sempre per Falsopiano, Kezich pubblicò il suo volume “Ermanno Olmi. Il mestiere delle immagini”, tassello di un’ampia produzione critica tra cui si possono citare volumi come “Fellini del giorno dopo. Con un alfabetiere felliniano” (ed. Guaraldi), “Cari centenari… Rossellini, Soladati, Visconti (ed. Falsopiano), “Primavera a Cinecittà”. Il cinema italiano alla svolta della ‘Dolce Vita’” (ed. Bulzoni), “Dino De Laurentiis. La vita e i film” (ed. Feltrinelli), “La rivolta degli attori. Il ‘prologo in teatro’ del Sessantotto” (ed. Gremese). Da ripescare, infine, nelle biblioteche le raccolte di recensioni, ormai fuori commercio, “Mille film” (da “Panorama”) e “Cento film” (dal “Corriere della Sera”).

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