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Tutte le storie di Piera: Peter Marcias racconta Piera Degli Esposti

Inizia il suo percorso nelle sale “ Tutte le storie di Piera”, il documentario di Peter Marcias incentrato sulla vita di Piera Degli Esposti presentato all’ultimo Festival di Torino.

Non è la prima volta che l’attrice diventa il soggetto di un film: in passato già Marco Ferreri aveva attinto dai suoi ricordi per girare “Storia di Piera”.

La scelta di renderla nuovamente protagonista di un lavoro biografico appare motivata non solo dalla curiosa storia personale dell’attrice ma anche dalla sua eccentrica personalità, quest’ultima la vera protagonista del presente documentario.

Si parte dalle memorie infantili di Piera per rievocare il rapporto singolare con la madre: una donna affascinante e instabile, che portava la figlia ancora bambina agli incontri con i propri amanti ed era soggetta a frequenti trattamenti di elettroshock.

Il ricordo affettuoso della madre si lega a quello di Marco Ferreri, con cui Piera ebbe una lunga relazione ammessa solo di recente: l’incontro tra queste due persone, così importanti nella vita dell’attrice, è raccontato sullo sfondo della casa di cura in cui si svolse, dove allora risiedeva la madre di Piera e che oggi è ridotto a un cumulo di macerie.

Il testimone poi passa ai registi che hanno lavorato con Piera e tra le presenze più significative ci sono i fratelli Taviani, che ne ricordano la volubilità – e l’abilità – nel cambiare atteggiamento a seconda delle esigenze di scena, e Giuseppe Tornatore, che ne riconosce la sensibilità d’artista nella capacità d’infondere centralità anche ai personaggi secondari. Tutti i registi interpellati curiosamente sembrano rapportarsi a lei dapprima sul piano affettivo e poi su quello professionale, esplicitando il profondo bisogno d’apprezzamento ammesso con franchezza anche dalla stessa Piera.

Più ridotte sono le testimonianze del suo lavoro in teatro. Anche per questo in alcune città la proiezione del documentario sarà accompagnata da interpretazioni dal vivo dell’attrice; in questo modo verranno rievocati i suoi trascorsi teatrali assieme ai registi che l’hanno diretta, la maggior parte dei quali sono defunti e perciò assenti dal lavoro di Marcias.

Benché sia assestato su un tono struggente e coadiuvato da una musica malinconica talora insistente, il documentario non lesina momenti di leggerezza: alcuni aneddoti mettono in risalto l’autoironia dell’attrice, che l’ha portata a ballare sullo schermo il video-remake di una canzone di Beyoncè in un’episodio della serie tv “Tutti pazzi per amore”. Interessante anche l’ambizione inespressa d’interpretare a teatro il Riccardo III shakespeariano, con «quella gobba che sembra una grande tetta sulla schiena».

Ne risulta una donna dalla personalità intensa, decisa sul palco ed esitante dal vivo (o, come diceva suo padre, incapace di «mettere il cappello sul discorso»). Piera appare in tutte le sue manifestazioni paradossalmente sincera, e contraddistinta da una sensibilità comicamente e struggentemente balzana.

Il documentario ha il merito di non tradire queste due anime, lasciando il dubbio se tra la vita di Piera e i suoi trascorsi scenici non sia proprio la prima ad accattivarsi di più l’interesse dello spettatore.

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