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Come Bianconi, ma più grave

Se avete in mente l’operato dei Baustelle e in particolare la voce del leader Giovanni Bianconi, sappiate che i TV Lumière li battono abbestia.
Non per bravura o talento: il gruppo umbro si cimenta in un post-rock che muta fino a raggiungere le rive dello slowcore e persino della performance poetica, cosa che li rende totalmente diversi dai colleghi di Montepulciano.
Qui si tratta piuttosto della voce, ben più grave e intensa, la quale si sposa a meraviglia con le atmosfere cupe e tetre disegnate dalla lentezza della batteria e dalle tastiere inquiete.

Chitarre sommesse e parole d’amarezza dipingono un quadro grigio e buio in cui la coerenza dei titoli viene rispettata sino al termine delle undici tracce.

Ascoltare questo disco è come immergersi in un film noir misto a un’opera teatrale decandentista di fine Ottocento, dove le persone camminano senza guardarsi in faccia e consumano le proprie vite nello stesso modo in cui una sigaretta muore divenendo brace.
Di conseguenza, non farà per voi qualora foste seguaci del Nyan Cat.

Pro

Contro

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