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Terra di mezzo

Luci e ombre nell’esordio dei TXS: una band a metà tra i Bad English ed i Bon Jovi, che per la sua prima uscita, decisa a tutto pur di non rischiare nulla, si attacca ad un rock pop, con ascendenti AOR, assestato sulla sufficienza.

La copertina piuttosto cazzuta lascia presagire una virilità che nell’album invece non si riscontra. “Trasmission X” è piuttosto un lavoro che conta su una buona produzione e su una voce calda ed incisiva. Le melodie, pur piacevoli, sono convenzionali: qualcosa di molto vicino ad una potenziale colonna sonora di “Dawson’s Creek” o “One Three Hill”. Ciò, che non vuol essere una critica, è tuttavia la constatazione che alcuni temi spesso funzionano meglio quando si accompagnano alle immagini. I brani, sforniti di supporto visivo-emozionale, perdono inevitabilmente spessore e ritornano semplici canzoni, ben eseguite, ma decisamente ordinarie.

La band si lascia anche sfuggire, a metà album, un tributo ai Def Leppard (“Unbelievable” tratta dal poppeggiante “X”), con ciò dicendola lunga su quale lato del fiume preferisce calcare.

Dovessimo interpellare Dante, con molta probabilità collocherebbe i norvegesi in Purgatorio: una terra di mezzo, anticamera del Paradiso, da un lato, e terrazza affacciata sull’Inferno, dall’altro.
Ognuno è artefice del proprio destino: spetterà ai TXS scegliere in che direzione andare.

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