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  • Tyranny: Bleak Vistae

    Tyranny

    Data di uscita: 14-03-2004

    Loudvision:
    Lettori:

Tenebrosi ed opprimenti, lenti come una sentenza

Questo M-CD è, per i Tyranny, un preludio abbastanza minaccioso di ciò che verrà. Un M-CD di tre brani, che dura 44 minuti, per un gruppo finlandese che suona “funeral doom” costellato di voce death e di poche ma dolenti tastiere, e che all’uscita dell’EP si trova già in studio per registrare il primo full length. Lo avrete già capito: questo gruppo esce dai canoni della normalità, e quando anche il coraggio tipico del debutto non manca, nel nostro caso è il contenuto a far riflettere.
L’estrema lentezza che porta ogni pezzo a durare mediamente 14 minuti è davvero una buona strategia per il loro modo di far musica? Porta a compimento il suo scopo, o fallisce e risulta troppo dilatato e stiracchiato? Al primo ascolto, quello su cui si forma il giudizio di fruibilità e non quello di valore, ero perplesso e propenso per il no. Dopo più ascolti sono emerse ulteriori chiavi di lettura per nulla trascurabili.
Innanzitutto, qui parliamo di riff dal timbro grave, bassissimo, pesante, che ad ogni incedere sembrano inabissarsi sempre più. Una valle di lacrime. Ogni riff successivo, ogni ripartenza del giro discendente di note sembra voler essere un colpo più duro, un momento più straziante del precedente. Senza artificiosità, senza elementi troppo inutili prolungati all’inverosimile. In realtà il loro songwriting è un circolo vizioso ricorsivo e se può piacervi lo stato umorale che creano, allora non vi dispiacerà che duri così tanto. La tristezza è un’emozione a volte coerente, sensata, e preferisce sviluppi lenti. I riff di chitarra sono ovviamente supportati da tastiere, molto statiche, ma in grado di dipingere un quadro specifico e calzante in ogni momento. Sentirete le stesse tre note di piano ricominciare ad ogni refrain ripetuto, gli stessi accordi di synth-violin acutizzarne l’angoscia.[PAGEBREAK]La voce infine, è un growl corposo, lento pure nella dizione, e cavernoso, tirato al limite umano del cantante, che non turba la quiete paranoide. L’ipnosi è l’effetto del ricorrere delle stesse sequenze, la malinconia si adagia su note a cui si affeziona; le sequenze si succedono statiche come tanti quadri mentali, e lasciano che voi entriate nell’atmosfera. Ciò che mi sembra evidente, ed è qui il merito e il fattore che rende questo disco perlomeno non ripetitivo e che dà senso al reiterare delle stesse note, è che ad ogni punto di saturazione, cui corrisponde un cambio o una piccola alterazione della scala tonale, sembra che i Tyranny riescano a infliggere fisicamente ancora più depressione. La loro ricerca delle “Bleak Vistae” sembra un processo inarrestabile. Niente di geniale, ma è pur sempre opera dello spirito, intimidatoria, disturbante, estrema.
Se sapranno sempre disprezzare i compromessi, diventeranno un’altra entità imprevedibile di questo mondo ancora troppo poco vario. Guida agli ascoltatori che probabilmente si sentono esclusi dal discorso Doom Metal ivi argomentato: chiunque è abituato all’easy listening industrial della Cold Meat, alcuni fan dei My Dying Bride, coloro che si sentono di cercare qualcosa di meno di classe e più umorale degli Opeth per momenti di catatonica depressione troveranno “Bleak Vistae” interessante.

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