Home > Rubriche > Music Industry > U e-G8 senza contenuti

U e-G8 senza contenuti

Voluto dal presidente francese Sarkozy, si è appena concluso, nella tenda dei giardini delle Tuileries, a Parigi, il secondo e-G8 della storia: un G8 che, come dice la stessa “e” iniziale, ha riguardato solo le tematiche connesse al mondo della rete. Il primo si era tenuto nel 2000 a Okinawa, ma in un contesto totalmente diverso, dove ancora nessuno conosceva Google, nessuno parlava di Facebook o di Skype, dove ancora il problema della pirateria era considerato solo come una catastrofica visione dei più pessimisti.

Oggi le cose sono cambiate e i grossi colossi della rete, nonché l’uso che della stessa fanno gli utenti, minacciano di far cadere poteri precostituiti di centenaria memoria. Del resto, il primo cittadino francese non ha mai nascosto la sua battaglia contro la pirateria, in difesa di un’industria dei contenuti ormai al collasso. Senza tante ipocrisie, infatti, l’ideatore e creatore dell’HADOPI ha aperto i lavori esordendo con queste parole: “Non voglio cercare di controllare la Rete, ma piuttosto aprire un dialogo proficuo tra governi e gli attori di Internet“. I latini, in circostanze simili, dicevano “excusatio non petita, accusatio manifesta”.

Presenti al forum le grandi Internet Company, l’industria dei contenuti e le compagnie telefoniche. In particolare, hanno presenziato Mark Zuckenberg (fondatore e PDG di Facebook), Eric Schmidt (Presidente di Google), Jeffrey Bezos (PDG di Amazon), Rupert Murdoch (Presidente di News Corporation), Jimmy Wales (fondatore di Wikipedia). Tra i pochi italiani presenti, v’era Franco Bernabé (Presidente di Telecom Italia), Gian Luigi Benedetti (Consigliere diplomatico del Ministro Brunetta), Stefano Rodotà.

Il rapporto sempre più stretto tra utente e web fa oggi parlare di web 2.0, per differenziarlo dal tradizionale web 1.0, rappresentato questo da siti statici, che non offrono alcuna relazione diretta tra l’utente e la piattaforma. Oggi invece Internet consente al netizen di interagire e di partecipare alla fase creativa e distributiva dei contenuti. Insomma, gli utenti non si accontentano più di leggere, ma vogliono anche scrivere, produrre, distribuire. Con questa maggiore e più dinamica offerta, cresce anche il potere dei grandi colossi del web che tale possibilità offrono a titolo gratuito, ma di fatto calando gli utenti in mondi dai quali non possono più uscire. Si pensi all’effetto “droga” generato da alcuni famosi social network.

Si crea dunque la contrapposizione tra economia classica e nu economy, quest’ultima indirettamente beneficiata anche da compensi illeciti legati alla pirateria. Difatti, la pirateria genera traffico sulla rete, il traffico giustifica la pubblicità e la vendita di connessioni veloci o di memorie esterne sempre più capienti: il tutto con conseguente giro vertiginoso di denaro.
Senza ipocrisia, Sarkozy, nel rivolgersi alla platea degli attori della Rete, ha usato il “voi“, contrapponendoli al “noi” riferito invece ai governanti, fabbricatori di leggi e recinti. Il che rende bene il clima di reciproca cautela e studio con cui i due blocchi si sono affrontati.

Lambiti solo marginalmente i temi che invece erano stati pubblicizzati in apertura: l’impatto della rete sull’economia e la società, la creazione di posti di lavoro con le nuove tecnologie, la proprietà intellettuale, Internet come strumento di democrazia.
Si poteva firmare un’intesa sulla definizione, una volta per tutte, del problema della responsabilità degli intermediari di rete, che uniformasse tutti i Paesi del mondo. E invece si è persa anche questa occasione.

Insomma, le barriere culturali e il reciproco scetticismo sembra prevalso rispetto alla volontà di realizzare qualcosa di nuovo.
Dalla dichiarazione finale al vertice di Deauville sono scaturite solo dichiarazioni di principio e la constatazione che le leggi devono sostenere ma non imbrigliare la creativita’ del web, ma nessuna vera decisione. Quasi fosse il primo round di un incontro tra pugili che ancora si stanno studiando a vicenda.
E mentre i “grandi” parlano, nell’inerzia degli altri cresce il potere dei gestori delle piattaforme di intermediazione dei contenuti e delle compagnie telefoniche che si sono accaparrate le rotaie per veicolare gli spostamenti sulla rete. E questo ricorda un po’ l’esperienza americana, dove le ferrovie sono nate già private.

Scroll To Top