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    U.D.O.

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Dominator nelle intenzioni

Certo e immutabile come lo scorrere delle stagioni, Udo Dirkschneider, in arte U.D.O., spedisce nei negozi un nuovo disco in studio. Purtroppo “Dominator” non è all’altezza del predecessore “Mastercutor”, il quale, pur nella scontata assenza di elementi di novità, suonava a tratti abbastanza ispirato.

“Dominator” invece no, perché le sue non molte carte se le gioca sui ritornelli, su alcuni assoli e bridge musicali e sul carisma dell’uomo. Abbiamo quindi una manciata di brani tirati e sporchi come “The Bogeyman” e il singolo “Infected” e un paio di pezzi più cadenzati costruiti intorno a cori ariosi e quasi epici (“Heavy Metal Heaven” e “Stillness Of Time”), mentre il lento di turno è incarnato dalla conclusiva “Whispers In The Dark”. Il resto delle canzoni del disco giace nel sicuro anonimato, ma neanche quelle or ora menzionate brillano veramente di luce propria. Le chitarre sono come sempre molto presenti e corpose e costituiscono il muro su cui dipinge l’immarcescibile voce scorticata di Udo. I ritocchi in studio riguardo a questo particolare sono probabili, in quanto già da tempo il Nostro, classe 1952, fatica sulla distanza in sede live.

Il prodotto qui in esame è, insomma, un discreto disco di heavy classico senza nulla di notevole per emergere dall’anonimato. Salva la baracca il fatto che dietro il microfono ci sia uno dei maggiori ex pionieri ed interpreti del metallo europeo, con tutta la sua personalità a noi ben nota.

Risultato: sufficienza stiracchiata.

Come già è capitato in passato, gli U.D.O. rispondono “presente” all’appello e poi tornano nell’ombra. È difficile avere chissà quali aspettative nei confronti di Udo o di qualunque altro dinosauro dell’hard n’ heavy. Possiamo al massimo aspettarci dischi prevedibilissimi e composti con grande mestiere. E questo è proprio il caso.

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Contro

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