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  • U.D.O.: Infected

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Il viaggio continua

Rieccoti tra noi buon vecchio Udo, sei sempre il benvenuto in questa valle. Quando le tue visite regolari si interromperanno sarà un momento molto triste per tutti noi.

Certo, l’ep che ci proponi è, come i nove decimi degli ep che escono sul mercato, abbastanza inutile. Il brano-pilastro del disco, “Infected”, è in effetti esattamente quello che ci aspettiamo da te, heavy classico e con un bel coro. Quanti ce ne hai fatti ascoltare di brani così vecchio Udo! Peccato che “Systematic Madness” sia invece un brano ripetitivo e del tutto insipido, per quanto potente. “Bodyworld”, altra colata lavica di chitarre, è un po’ meglio, non un riempitivo. Ritornelli piatti anche stavolta, ma bridge solistico bello tagliente. Cosa ci proponi ora? Il tuo vecchio successo “Cry Soldier Cry” riarrangiato in chiave folkeggiante e cantato in lingua madre (“Platchet Soldat”)? Buona scelta: il brano in questo modo si colora ancor più di una tinta fosca, malinconica e riflessiva. Ma suvvia, un live in un ep non potevi certo farlo mancare! Rimaniamo dunque su note folk, stavolta liberamente spigliate e leggere, con “Trainride To Russia” (“Poezd Po Rossii”). Divertente! Il tuo pubblico sembra soddisfatto.

Grazie vecchio Udo, è stato piacevole. Ma ora passaci la portata forte, “Dominator”. Sappiamo bene che non ti piace cambiare le tue ricette, che sono peraltro poche e datate. Ma noi lo sappiamo e finiremo il piatto come al solito.

Un ep di Udo per i fan di Udo è uno dei prodotti meno commerciabili del mondo. Ancor prima di metterlo nello stereo, basta guardare il nome sulla copertina per sapere esattamente cosa si andrà ad ascoltare e non si sbaglia mai. In aggiunta c’è questa patina di grigio che cavalca tutta la musica, una patina grigio metallo, densa e polverosa. Perciò, se non siete allergici alla polvere, Udo fa per voi.

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Contro

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