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Ce n’era bisogno

Senza annunciarsi e con l’arroganza della prima della classe, al grido “Posso fare un prodotto più inutile di quelli degli altri!”, la SPV butta sul mercato un best of degli UFO che va a coprire gli ultimi sette (7) anni di carriera della band.

Si tratta, per ovvie ragioni legate al procedere della storia della musica, di un periodo di relativa ombra per il combo inglese, che sforna tre (3) album di qualità, infarciti dell’hard rock dei veterani, quello un po’ blues, con tanti riffoni e gli immancabili assoli. Sono buoni brani che difficilmente vedremo mai dal vivo e, sarà anche per questo, sono affiancati da una quantità di classici della band in versione live, comunque registrati nello stesso lasso di tempo coperto dal disco.

Sulle note di una “Doctor Doctor” introdotta dalla tastiera e scandita dalla voce pietosamente affaticata di Phil Mogg, è difficile che qualcuno possa reputare questa sottospecie di greatest hits non solo acquistabile, ma anche scaricabile. Tanto vale comprarsi uno dei tre dischi in questione e bon. Almeno è garantita la coerenza interna tra le canzoni e c’è pure il libretto.

Pro

Contro

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