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L’ufo vola ancora

Cosa si ascolta quando “The Visitor” gira nello stereo? Un rock n’ roll pulito, rilassante ed un po’ bluesy, come quello dei tempi andati. Anche perché la band in questione, quella degli UFO, è una band dei tempi andati.

Eppure, l’asse Phil Mogg – Paul Raymond – Andy Parker regge ancora alla prova del tempo, nonostante probabilmente nessun giovane che abbia dai venticinque anni in giù comprerà il loro disco. Le dieci tracce dell’album sono tutte buone, ben composte, melodiche ma anche ruvide, al punto che l’ascolto dell’iniziale “Saving Me” dovrebbe già dire tutto all’ascoltatore circa la facilità da parte della band nello scrivere del caldo rock and roll, nonché circa il talento e la maestria del grande ultimo arrivato, il chitarrista Vinnie Moore. Il suo marchio all’interno di “The Visitor” è intenso come il fuoco. Mestiere e classe trasudano anche dalla bocca del vocalist, dando un tocco a volte aor (“Can’t Buy A Thrill”) e a volte southern (“Rock Ready”) a molti passaggi dell’opera. L’impressione che l’ascolto comunica è quello di una brezza tiepida sul viso, che porta odori noti ma tanto lontani nei ricordi. Grande anche l’energica chiusura affidata a “Stranger In Town”.

La cosa più notevole è senza dubbio l’ispirazione che corre attraverso le canzoni, rendendo ognuna diversa e caratteristica e confermando l’idea di un disco meditato e limato, scritto con pazienza e badilate di esperienza. Certamente il carico di emozioni che gli UFO sono in grado di comunicare con la musica è ormai un po’ stereotipato e fossilizzato dopo 40 anni tondi di carriera. E tuttavia, se sono arrivati a questo traguardo è perché sono bravi per davvero.

Solidità, compattezza, mestiere. Queste alcune delle considerazioni che rimangono in mente fin dal primo ascolto di “The Visitor”. C’è tanto di quel rock-hard-blues in queste dieci tracce da fare la quieta felicità di tutti gli amanti del buon vecchio rock, senza distinzioni di età. Certo, poi è un disco prescindibile di fronte ai classici del genere, ma non dimentichiamo che stiamo vivendo nell’a.d. 2009.

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