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Della fine di tutto

Se diciamo che li si aspettava al varco sembriamo esagerati? Eppure così è. Stiamo pur sempre parlando di un gruppo che, partendo da una matrice ben identificabile (Electric Wizard + psichedelia + sludge), ha creato un universo personale, nerissimo, annichilente. Aggiungiamo l’aspetto visuale che sta dietro ai lavori della band, la loro collaborazione con Malleus, un EP datato 2006 che prometteva sfaceli, le collaborazioni coi Lento…
Ecco, “Idolum” era, per gli appassionati di un certo suono e di un certo immaginario, uno dei dischi più attesi del 2008.
Non vi piace l’effetto sorpresa, vero? Nemmeno a noi. Quindi scacciamo i dubbi: l’attesa è stata ripagata.
Rispetto a “Lucifer Songs” sono apparentemente scomparsi i momenti più psichedelici e sperimentali, puntando di più sull’impatto e sui riff.
Apparentemente.
Vero è che i pezzi sono più diretti, due o tre riff devastanti e via andare. Ma è anche vero che, sotto la superficie di catrame nerissimo, c’è un magma ribollente, visionario e acidissimo, fatto di fischi, suoni, rumorini, sputazzi, malattie ed esplosioni di supernove. In mezzo al delirio spunta, ovviamente, anche la voce, che urla versi cthulhici e parole con poco o punto senso.
Sette lunghi viaggi spaziali e spaccaossa non sarebbero stati abbastanza, comunque. Quindi gli Ufomammut decidono di friggere definitivamente il nostro cervello con “Ammonia”, special guest Rose Kemp, dolce cantautrice ventenne inglese dalla voce angelica. Che nel contesto diventa spettrale e spaventosa, dando vita a quella che è probabilmente la canzone più spaventosa ed evocativa mai scritta dagli Ufomammut.
Per prudenza, ché non si sa mai che ci venga l’idea di sopravvivere, “Idolum” si chiude con la doppietta “Void/Elephantom”, un’unica traccia di 27 minuti con una coda fatta di drone, fischi cosmici e voce femminile implorante aiuto. Giusto perché quello che veniva prima non era abbastanza.

In fin dei conti “Idolum” non è una rivoluzione epocale nel suono Ufomammut, piuttosto un ulteriore passo avanti, un raffinamento di idee avute in precedenza, che sono state prese, sintetizzate e compattate in sette canzoni da urlo. Non ci sono momenti di stanca o di noia, solo un flusso unico e inarrestabile di suono e suoni. La tentazione di dare il massimo dei voti è tanta, ci tratterremo solo per decenza.
Vi sfidiamo però a trovare un altro gruppo che unisca con tanta perfezione e potenza stoner, sludge, psichedelia, doom, space rock e la fine del mondo. Se lo trovate, fateci un fischio. Possibilmente ad altissime frequenze, fastidioso e disturbante.

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