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  • Ulver: A Quick Fix Of Melancholy

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Un piccolo momento di malinconia

Ennesimo EP e piacevole sorpresa questa volta, un gradito zuccherino per chi ne aveva le scatole piene di vedere gli Ulver impegnati in progetti che non nascevano direttamente da nuovi e personali spunti artistici. Quattro pezzi sono un antipasto veloce ma sostanzioso: si passa dal synth delicato e solenne di “Little Blue Bird” al carillon inquietante di “Doom Sticks”, dalle idee orientaleggianti con cantato da opera di “Vowels” ai vecchi ricordi lucidati e riverniciati di “Eitttlane” (riarrangiamento di “Nattleite”, una canzone presente su “Kveldssanger” facilmente riconoscibile anche se completamente rimaneggiata). Se prima la monotonia ciclica ed il riverbero costituivano l’idea con la quale costruire lentamente una gabbia intorno all’ascoltatore, ora è la differenziazione dei pezzi a colpire, sembra che tutto d’un tratto gli Ulver abbiano lucidato i cannoni e tirato fuori un nuovo arsenale di idee da mostrare con il piglio sicuro di chi ha trovato da tempo la propria strada. Intendiamoci, la direttiva di fondo è sempre la stessa: ogni pezzo è composto da un giro principale che viene arricchito e scomposto a seconda delle necessità. Ma questa volta ci sono nuovi elementi a caratterizzare le singole tracce rendendole uniche; stiamo ancora guardando lo stesso dipinto ma le pennellate sono nette e ben distinte tra loro. Il disco è pervaso da un’atmosfera diversa, c’è desiderio di comunicare in modo diretto, la musica richiede attenzione e non è più un sottofondo. Eppure rimane calma e procede con garbo. Rygg ha ripreso a cantare, ora prova qualche idea diversa risultando sempre estremamente efficace. La produzione è ai soliti livelli stellari, la grafica ben curata, il dischetto farà la gioia del collezionista quanto quella dell’ascoltatore. Resta da chiedersi se questo momento significhi davvero qualcosa, o se sia solo un breve attimo di respiro tra un passo e l’altro.

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