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La colonna sonora del Vuoto

Un’opera d’arte. Questo non significa necessariamente “un capolavoro”; piuttosto un’opera d’arte è una creazione genuina, nata con uno scopo, potrebbe essere stato un dipinto, “Perdition City”, o una vera e propria città. Il disco è frutto dell’evoluzione sonora maturata a partire da “Themes from William Blake’s…”, Trickster G. Rygg e Tore Ylwizaker hanno fatto pratica con i sintetizzatori ed ora riescono a costruire impalcature musicali che stanno in piedi da sole. La non-struttura si potrebbe definire ambient, ma ogni tanto saltano fuori particolari che ricordano il jazz e la musica da camera, un pizzico di schizofrenia Zorniana e campionamenti trip-hop, più il nuovo arrivato: un sassofono. Descrivere il disco dagli elementi che lo costituiscono equivarrebbe a sminuirlo, “Perdition City” è un disco olistico. Per spiegare l’album è più efficace una visione, quella che ci propone il booklet: sono sprazzi di una città moderna, viva e nel pieno della sua attivià, immagini fugaci, storie che passano troppo veloci per essere comprese, frammenti di dolcezza, freddo, solitudine e profonda tristezza. Le vite sfuggono, la gente corre, chi si ferma a pensare lo fa solo per concedersi un attimo dolce/amaro di commiserazione. Nell’incessante caos metropolitano quello che spicca è proprio l’elemento che manca: il vuoto. Il vuoto di un appartamento, dei fanalini e dei neon, delle pallide luci senza calore. Gli Ulver lo scrivono chiaramente sulla copertina: “music to an interior film” e ci danno anche le istruzioni per l’uso: cuffie, stato di pre/post-sonno, buio. Rygg ancora una volta decide che le parole non servono, non molto almeno, i suoi graditi interventi vocali sono sempre più rari. Il “void” che vogliono cogliere con questo disco è lo sfuggevole eterno assente, il suono descrive il silenzio. Forme musicali che si creano e scompongono, esplosioni di suoni che si perdono nello spazio, momenti di intensa squisita tristezza e caotici scossoni, tutto è profondamente sbagliato: per questo un album difficile, con un’atmosfera perfetta. Ad oggi l’impresa più appassionante e riuscita degli Ulver.

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