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  • Ulver: Themes From William Blake’s The Marriage Of Heaven And Hell

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No bird soars too high with his own wings

TRICK001 è il primo gioco di prestigio dell’allora neonata Jester Records, etichetta discografica dello stesso Garm, leader degli Ulver. Per celebrare al meglio l’occasione, il singer si ribattezza Trickster G., cambia metà gruppo – resta solo la chitarra di Haavard – ma soprattutto approda ad un nuovo genere musicale. “Themes from William Blake’s The Marriage of Heaven And Hell” è il primo passo dei norvegesi nel mondo dell’elettronica, ed è anche il più netto spartiacque musicale nella carriera della band fino ad oggi. Del passato non resta niente, se non nelle tematiche grandiose che sono ancora una volta incentrate sull’universo umano e sul ruolo confuso del Bene e del Male. Chi meglio di William Blake allora, per parlare in maniera terrena e al tempo stesso sublime delle menzogne e delle contraddizioni insite nella natura umana. Perlomeno sappiamo che i testi sono buoni, ma musicalmente l’esperimento è riuscito? In parte. L’elettronica è usata in grandi dosi ma con cognizione di causa: campionamenti cristallini di strumenti e rumori che si incastonano nello scarno guitarwork. Le distorsioni delle chitarre hanno un effetto distante e sporco, voluto, batteria filtrata e voce presente, che trascina. Le canzoni sono ben congegnate per buona parte del disco, e soprattutto nel primo CD l’alchimia tra voce semi-recitata (lontani però gli eccessi del contemporaneo “La Masquerade Infernale”) e soffici pattern strumentali funziona alla perfezione; memorabili qui come sul poema originale i proverbi dell’Inferno. Compaiono brevemente nel disco anche alcuni volti noti della scena black norvegese: Ihsahn, Samoth (Emperor) e Fenriz (Darkthrone) oltre ad una piacevole voce femminile (tal Stine Grytoyr). In questo ricco banchetto per le orecchie e per la mente, salta fuori un difetto non trascurabile: le numerose – e lunghe – pause compositive, sembra che in alcuni momenti Garm non sia del tutto ispirato dalle liriche di Blake e reciti la sua parte solo per il “dovere” di completare l’opera. Un lavoro intelligente, curato, da ascoltare e da capire, che ha il difetto di essere in alcuni punti troppo prolisso.

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