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Un altro giorno di passione

05/06/2008
Seppur nella notte abbia piovuto, il sole mattutino è severo e in perfetto orario. Gli occhi si rifiutano di aprirsi, in bocca la gora dell’eterno fetore ma dopo il caffè da campeggio la vita torna a sorridere.

La giornata musicale si apre presto con i Perishing Mankind e i The Sorrow, gruppi non molto accattivanti e che si lasciano dimenticare senza problemi.
Si prosegue con i Mercenary, gruppo danese che propone un mix tra death metal melodico e voce power. Dimostrano buona coordinazione e feeling con i fans, perennemente presenti senza considerare il caldo ed il sole abominevole. I brani suonati sono per di più appartenenti all’ultimo lavoro (la cui cover è usata come scenografia) “Architect Of Lies” .
Altro gruppo affiatato e notevole, seppure il death-thrash proposto sia dei classici, sono i Legion Of The Damned, che si scatenano dando una versione di “Bleed For Me” interessante e meritevole.
Poi, finalmente, il primo gruppo veramente atteso della bill: i Finntroll!
Da “Midnattens Windunder” a “Ur Jordend Djup” toccano tutti gli album composti, con brani come “Jacktens Tid”, “Trollhammeren” e “Nattfodd” danno il via a cori e ad headbaging. Per quanto concerne la parte musicale non pervengono problemi, ovvero sbavature di nessun genere, ed il livello è sempre alto così come nei passati concerti. Per quanto riguarda invece la parte vocale il timbro di Wilska non si può nemmeno portare a paragone della voce di Vreth, che risuona come piatto e manchevole di profondità. Sentire i vecchi brani con questa voce privata di carisma e di corposità, in effetti, è straziante, ma lo spettacolo viene salvato dalla passionalità del pubblico e degli altri componenti. Intanto in cielo si manifestano le prime nuvole.

Finalmente arrivano i Meshuggah!
L’attesa è finita, è tempo di muovere la testa a tempi dispari e ad impazzire cercando di seguire le canzoni. Ovviamente l’attenzione viene portata all’ultimo cd “Obzen”, a cui appartengono “Bleed” “Electric Red” e “Pravus”, capaci di scaldare il pubblico e che danno conferma di come Tomas Haake sia un batterista coi contro fiocchi. È recente infatti la notizia che sia stato votato come miglior batterista metal, da un sondaggio proposto dalla rivista Modern Drummer tra i propri lettori. Kidman è divertito tanto da intrattenersi col pubblico e dare prova di se, spingendo al massimo la voce su “Razional Gaze” e “Future Breed Machine”, due classici immancabili dove è stato possibile inoltre testare la validità di un chitarrista come Fredrik Thondental. Seppure i Meshuggah non sembrino essere un gruppo da festival, visto che danno l’idea di rendere meglio in un concerto, la performance è stata chirurgicamente strepitosa e ben inserita nel contesto.

In antitesi ai virtuosi della sperimentazione, salgono sul pit i violoncelli degli Apocalyptica, che ricreano un clima decisamente più cheto e sinfonico.
Lo stile e la proposta sono invariati oramai da anni, ovvero si giostrano sia su brani del loro cd come “Grace”, sia sulle oramai iper-sfruttate tracce dei Metallica come “Seek And Destroy” e “Nothing Else Metters”. Notevole il loro talento di grandi musici visto che suonare a quei tempi e in quella maniera il violoncello non è di certo facile, ma i loro concerti sono privi di verve, e sembrano avere successo solo perché il pubblico mette la voce e si sente parte integrante. Alla lunga, purtroppo, risulta noioso sentire e cantare le medesime canzoni.
Ancora i volumi del suono, danno qualche problema all’esibizione visto che la batteria risulta un filo alta e a volte ostacola l’ascolto soprattutto quando viene proposta una cover degli Slayer che conferma la capacità strumentale della band e scatena il delirio tra le persone.

Dopo il bis chiesto e concesso, giungono sul palco i titanici Iced Earth. Chi non li conosce o non è molto affine al genere di sicuro avrà portato rispetto e ammirazione per la voce di Matthew Barlow: f-a-n-t-a-s-t-i-c-a! Indimenticabile e con un estensione davvero particolare e complessa, riusce a toccare sia le parti cantate dolci, sia gli acuti iper alti e perforanti senza difficoltà in pochi secondi, ricreando emozioni forti e grande stupore.
La scaletta è composta da brani di “The Dark Saga”, vedi l’eponima e “I Died For You”, che assieme a “Watching Over Me” ha fatto venire la pelle d’oca e ha unito il pubblico in un coro immenso:
“I feel it once again
It’s overwhelming me
His spirit’s like the winds
The angel guarding me
Oh, I know, oh, I know
He’s watching over me
Oh, I know, oh, I know
He’s watching over me”

Minuto dopo minuto si è totalmente coinvolti emozionalmente nella musica, scindere cuore e mente diventa praticamente impossibile: Barlow ha un tono molto evocativo e tridimensionale. Senza contare il sostegno di Jon Schaffer alla chitarra, che riesce a fare da legame con tutta la parte strumentale.
Indimenticabili inoltre “Travel To Stygian” e “Ten Thousand Strong”, che vanno a sigillare il ricordo piacevole del loro concerto.

Vichinghi di tutta Europa siete pronti? Preparate i corni alzati, stanno per arrivare i nordici e fieri Amon Amarth. Poche parole: l’inizio è immediato con “Runes To My Memory” che scatena la violenza! L’esibizione decolla lentamente, solo all’arrivo di “Fates Of Norms” e “Death In Fire” il livello si alza e Hegg riesce a dare il meglio di sé, soprattutto col pubblico col quale ha scherzato, parlato e come ogni live bevuto birra dal corno; le tradizioni sono tradizioni!
La loro imponenza sul palco è davvero impressionante: con interpretazione, riescono ad estraniare la mente portandola a tempi antichi e ad atmosfere perdute. In “Cry Of Black Birds” riesce ad esprimersi al meglio, l’imponente batteria viene usurata, le corde incendiate e la voce grazia chi, oramai stanco, era presente.
Sono le due passate, è tempo di concedersi cinque minuti di pausa, stare con gli amici e poi tutti a letto. See you later!

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