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Un’apocalisse pulsante

Se si volesse orchestrare la fine del mondo, la musica di Benga e Skream sarebbe un’ottima scelta. Anche se ti fanno ballare, questi pezzi sicuramente non sono il prodotto della gioia. Il dubstep dei due (al secolo Oliver Jones e Beni Uthman) è il suono corrosivo di Croydon, sud di Londra, e da due anni conosce una popolarità internazionale. Incredibilmente tutti e due registrano musica dall’età di 15 anni e la loro abilità con i piatti è evidente. Giovedì 4 novembre li abbiamo ascoltati al Circolo degli Artisti di Roma.

Le manie della scena musicale britannica sono famose e spesso derise: jungle, drum’n’bass, garage, grime, tutti generi così penosamente rappresentativi della loro epoca che non potevano che risultare datati. Se però ci limitiamo a considerarli fuggevoli capricci di una scena musicale che non sa risolversi, non afferriamo il punto. Presi come sviluppi in un’evoluzione ascendente della musica dance, la loro importanza viene fuori. Il dubstep è il nervoso e precoce cugino di questi altri generi.

Il dubstep lo si deve per forza ascoltare nell’umore giusto, altrimenti può diventare invasivo. Il tempo piovoso e freddo della serata è infatti uno sfondo ideale per questa musica così cruda. Un basso echeggiante trema sotto delle battute rade e sincopate e un riff corto e ripetuto, creando una tensione palpabile. Ascoltato molto alto, questo basso incessante diventa un’esperienza eccitante e quasi fisica. Un peccato non essere in una discoteca più piccola, chiusa e buia.

Due ore ininterrotte del loro stile sonoro sono alla fine un’esperienza estenuante. Ma non certo monotona.

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