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Un crescendo in stile

C’era chi faceva yoga o chi ballava scalzo negli angoli bui. Ma tutti erano in silenzio astante di fronte alle atmosfere surrerali e profondamente nordiche di Jónsi, cantante dei Sigur Rós e attualmente impegnato nel progetto solista del suo ultimo lavoro “Go!”. Un tour che ha tutto l’aspetto di un carrozzone fantasy: finti muri decadenti, edera, animali disegnati, video di boschi che bruciano, acqua che sale, tempeste che distruggono. Il live apre il sipario con un trittico strumentale dove i soli protagonisti dello scenario sono Jonsi e la sua malinconica chitarra: il brano “Hengilàs” è delicato ed etereo.

Ma è con “Kolniður” e “Tornado” che si entra nel vivo dell’esibizione: le note che escono dalla sua bocca sembrano echi di fiabe e geometrie di mondi sconosciuti. Lui è cosparso di nastri colorati che pendono quasi fino a terra e che ondeggiano come mossi da una forza superiore. Sembra un personaggio di un libro di Tolkien. “Sinking Friendship” è eseguita con un’intensità di gran lunga maggiore rispetto alla versione studio: a dimostrare che la presenza visiva del front-man fa notevolmente la differenza. Applausi e gaudio per l’ingresso delle note di “Go Do”, opening track dell’album: le percussioni tengono il tempo alle danze del pubblico e accolgono la parte migliore del concerto, fatta di parti ritmiche coinvolgenti e quasi ipnotiche.

Brani come “Boy Lilikoi”, “Around Us” e “Animal Aritmethic” sanciscono il vertice dell’esibizione. Fino al suo culmine. Esplosivo. Catartico. Liberatorio. “Grow Till Tall”: contornata da filmati di tempeste, di insetti che correndo trasportano oggetti e di scene apocalittiche. È un fragore di suoni e immagini che si rincorrono spasmodiche. Ed è qui che si rasenta la perfezione: un equilibrio vigile tra voce, strumenti, ritmo e fotogrammi. Jónsi, che indossa ora un alto copricapo indiano, si inchina con la delicatezza di un lord. Schivo. Dolce. Penetrante.

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