Home > Interviste > Un film che abbraccia il mondo

Un film che abbraccia il mondo

“Baarìa2 è il film di apertura della 66° Mostra di Venezia, un film impegnativo in cui è facile comprendere lo sforzo realizzativo. Centocinquanta minuti di storia italiana, un film non fatto per i siciliani, ma per tutti, anche se completamente in dialetto. Scene che intervallano dramma e comicità.
Un film che racconta la politica intesa come possibilità di migliorare la vita delle persone, il comunismo portatore di illusioni e delusioni, l’amore per il cinema, per il teatro, la fede.
Un cast ricco di personaggi del grande schermo: Luigi Lo Cascio, Enrico Lo Verso,Giorgio Faletti, Beppe Fiorello, Roul Bova, Leo Gullotta, Lina Sastri, Nicole Grimaudo, Tosca D’Aquino hanno reso il red carpet di apertura un evento imperdibile.
Abbiamo incontrato Giuseppe Tornatore, in un suo momento di pausa, mentre sorseggiava il suo prosecco. E nel tempo che ha dedicato al nostro giornale, ha scambiato con noi alcune…domande. Noi a chiedergli quanto sia costato “Baarìa”, lui a chiederci quale attività facciano i ragazzi di Arca Cinema Giovani.

Signor Tornatore, come è nata l’idea di raccontare la sua città natale, Bagheria?
Ho sempre voluto creare un film che raccontasse la vita e le tradizioni di Bagheria, in dialetto noi siciliani la chiamiamo Baarìa, ma continuavo a dire che era troppo presto e che avrei iniziato a lavorarci soltanto tra 30 anni. Poi, un pomeriggio, in una riunione con Gianni Letta, vicepresidente Medusa, mi hanno chiesto di parlare di questo progetto, di iniziare a lavorarci. Mi hanno aiutato molto, emotivamente, ad affrontare la fatica spesa per realizzare questo film. Ci ho messo tre anni, ma soprattutto ci ho messo l’anima..

Qual è il significato che vorrebbe venisse colto dal pubblico?
Tutti quelli che vivono in provincia vedono il loro paese come il centro del mondo, tutto è di dimensioni ridotte, e questo aiuta gli abitanti a capire le cose, rendendole più chiare. Tutto si può raccontare attraverso le esistenze delle persone cresciute in piccolo paese della Sicilia. Questo è un film in cui ho messo tutto quello che imparato crescendo a Bagheria. E uno degli insegnamenti principali è stato proprio quello che si può ridere di tutto, nella vita.

Nel film ci sono molte scene drammatiche, la povertà, la violenza e la durezza della vita, ma ci sono anche molte scene comiche…
Ho sempre pensato, fin dalla prima stesura, che il film dovesse essere accompagnato dall’ironia. Si dice che se vuoi che un film vada bene devi sapere far ridere e piangere. Per riuscire a superare, a sopravvivere alle ingiustizie e alla durezza, occorre sapere riderci sopra. Altrimenti è finita.

Guardando il film ho notato che ci sono molti riferimenti a frasi celebri, mi può ripetere quella a cui crede maggiormente?
Una frase che amo moltissimo è quella che viene utilizzata da Peppino: “Vogliamo abbracciare il mondo, ma abbiamo le braccia troppo corte per farlo”, perché solo una persona onesta la può dire. Perché significa ammettere i propri limiti, è quello che vorremmo fare, ma in cui forse non abbiamo mai avuto successo.

Peppino è un personaggio umile, di estrazione povera, ma ha una eleganza nel vestire e nel portamento che lo identifica e lo distingue dagli altri. È il simbolo della sua dignità come uomo?
Assolutamente sì. Per una persona con pochi mezzi, povera, la dignità arriva anche attraverso la sua eleganza, il suo amor proprio. Peppino è una figura bellissima. Un comunista che crede nella politica e nei suoi ideali, che viene deluso da questi, strapazzato dalla vita, ma che continuerà come suo padre e il padre di suo padre a comportarsi da persona onesta. Onestà nell’amore e in quello in cui si crede. Ecco, sotto questo aspetto il film è molto nostalgico, perché oggigiorno è difficile trovare persone così limpide e la politica non rappresenta più un ideale, un modo per cambiare la propria vita. È vista in tutt’altro modo e non c’è bisogno che ve lo spieghi io.

Questa mattina sono uscite delle dichiarazioni del Presidente Silvio Berlusconi, che ha definito il suo film un capolavoro. Sottolineando il fatto che gli è piaciuto molto il momento in cui questo comunista va nell’allora Unione Sovietica e ne torna disgustato. Cosa vuole rispondere a queste affermazioni?
Non sapevo che Berlusconi fosse anche un critico cinematografico. Non ho letto queste dichiarazioni anche se mi sono state riportate. Non nego che ogni volta che vengono fatti degli apprezzamenti al mio lavoro ne sono lusingato, quindi anche in questo caso. Il film non è la storia di un comunista che va in URSS e torna deluso, è molto di più, e tutto è molto più complicato di una lettura del genere.

Scroll To Top