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Un italiano alla settimana

Sarebbe bello assistere per il secondo anno consecutivo ad una vittoria italiana nella Settimana Internazionale della Critica. “Good Morning Aman”, dell’esordiente Claudio Noce, con Valerio Mastandrea, ci lascia ben sperare. Storia di un’amicizia particolare, un film stilisticamente interessante, sospeso tra realismo e toni più intimisti e visionari. Abbiamo incontrato il regista, assieme a due delle sceneggiatrici e ai due giovani protagonisti Said Sabrie e Amin Nur.

Claudio, con questo film porti avanti un’idea già sviluppata nei tuoi precedenti documentari, che però erano più focalizzati sul tema del lavoro nell’ambito dell’immigrazione.
Stavolta l’idea era essenzialmente quella di realizzare un film sull’identità e l’integrazione legata alle seconde generazioni; il film racconta un’amicizia tra due anime molto distanti tra loro, e tuttavia speculari: un uomo maturo, Teodoro, e un ragazzo di origine somala, Aman.

Nel film si nota una grande attenzione registica ai dettagli…
I dettagli sono un elemento fondamentale, si tratta certamente di un film che richiede una seconda visione. Per quanto riguarda le scelte registiche, ho usato ottiche molto strette, per essere vicino ai soggetti, ma tenendo allo stesso tempo la macchina da presa fisicamente a distanza.

E per quanto riguarda il personaggio di Teodoro interpretato da Valerio Mastandrea?
A Valerio, che conosceva anche i miei precedenti lavori, era piaciuta molto la sceneggiatura. Teodoro inizialmente doveva essere un personaggio molto più anziano di Valerio – ma credo che in fondo si tratti di un personaggio senza età.

Hai usato anche gli sguardi in macchina: che ruolo hanno?
Lo sguardo in macchina è qualcosa di affascinante ma anche di rischioso, che permette di creare un rapporto stretto con lo spettatore, di chiamarlo direttamente in causa. Ecco perché ho scelto di utilizzare questo espediente in un momento del film che segna la dichiarazione di resa di Teodoro.

Il finale è circolare, questo ci lascia un certo sapore di pessimismo e rassegnazione, quasi si trattasse di una mancata evoluzione…
Sì, può essere un’ipotesi. Ma potrebbe dare anche l’idea che si tratti solo di un unico flashback. Ci abbiamo pensato in fase di lavorazione, e la cosa non ci dispiace, è una possibile interpretazione.

Com’è nata l’idea?
Siamo partiti dalla realtà per immaginare una storia, il lavoro di immedesimazione nei personaggi è stato lento e faticoso. Bisognava capire il rapporto tra due personalità così distanti, cosa potevano darsi, cosa potevano lasciarsi a vicenda.

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