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Un mare di sabbia dorata…

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Dopo aver esplorato il mondo dei fumetti e delle attrazioni da luna park, il cinema s’ispira ai videogiochi. Il pioniere era stato il “Mario Bros” con Bob Hoskins (1993), non proprio un film di successo. Sono seguiti i due film dedicati a Lara Croft, l’horror di “Silent Hill”, lo sci-fi orrorifico di “Resident evil”, e il meno fortunato “Doom” (peccato, perché il film era molto fedele al videogioco, con addirittura alcune scene girate in soggettiva, come nel celebre “sparatutto”).
Il cinema ora ci riprova con “Prince Of Persia – Le Sabbie Del Tempo”, prodotto dal “papà” dei “Pirati Dei Caraibi”, capace di cimentarsi in cose tanto diverse come “CSI-Scena Del Crimine” e “Le Ragazze Del Coyote Ugly”.
E il protagonista indiscusso, Jake “ho-messo-su-6-kg-di-muscoli-e si vede” Gyllenhaal, per fortuna più attraente della sorella Maggie, si sporca la faccia da ragazzo perfettino per diventare adulto, e lo fa (o glielo fanno fare) proprio bene…

Il film presenta una trama coesa, con un intreccio fitto che tiene, inframmezzato da interventi comici, come i battibecchi fra la bella e arguta principessa Tamina e il principe Dastan, che richiamano un po’ i litigi comici di Indiana Jones e delle sue indy-girls o del bel fuorilegge (Brendan Fraser) e della colta bibliotecaria (Rachel Weistz) di “La Mummia”. Interessante notare che la trama si dipana da una serie di errori di valutazione, in particolare quello dello zio Nizam, che ritiene avventato e sconveniente il gesto del re Sharaman di accogliere un orfano di strada per crescerlo come un principe, sbaglio peraltro condiviso in seguito dal re stesso, che in punto di morte accusa Dastan di essere il suo assassino. Poi, il fatto che la città sacra di Alamut sia profanata per la falsa accusa di fabbricare di nascosto armi per i nemici, prestesto che avrà come conseguenza la presa della città da parte di Dastan e dei fratelli Tus e Garsiv, e soprattutto il ritrovamento del pugnale magico. Se questi particolari richiamano forse troppo da vicino la causa scatenante (e inesistente) dell’ultimo conflitto fra USA e mondo arabo, si scoprirà poi che la vera ricchezza del territorio sono la sabbia e il pugnale che la contiene, come una clessidra, capace di riavvolgere all’indietro gli eventi temporali, modificando così il corso del destino. E l’ultimo, fatale errore, è quello commesso da Dastan, quando ritiene il fratello Tus il mandante dell’omicidio del padre, che viene ucciso da una veste avvelenata. Si scoprirà invece che l’assassino è lo zio Nizam, in una chiara reminiscenza shakespeariana.
Questi tre errori costituiscono i fili conduttori lungo i quali si snoda la narrazione e s’intrecciano fino al dénouement finale, ma la conclusione non è il classico happy-end, bensì la possibilità di rifare le cose daccapo, forse meglio…come a riparare a tutti gli errori.

Certo, il film ha ben poco a che vedere con il videogioco originale, e le infedeltà sono numerose (infatti parlerei più di riscrittura che d’ispirazione al gioco), ma alcuni aspetti restano comunque interessanti: prendiamo il caratterista-macchietta Alfred Molina (lo sceicco Amar), piccolo imprenditore ante litteram, e naturalmente gli effetti speciali, che la fanno da protagonista. Risaltano fra tutte il duello con i coltelli da parte della guardia del corpo dello sceicco Amar, o il salto a testa in giù da un palazzo di Dastan, precursore del bungee jumping moderno. O, ancora, la scalata di quest’ultimo alle mura della città, che progredisce grazie alle frecce lanciate dai suoi compagni, e che fungono da pioli. Degno dei migliori cartoni animati.
Il fatto che si tratti di puro intrattenimento, e soprattutto di divertimento disneyiano, è anche evidente dalla mancanza di sangue o di scene di sesso esplicite, così come dalla noncuranza per gli aspetti storici della vicenda. D’altronde, ciò che conta nelle fiabe non è l’intento di ricostruzione realistica, ma il trionfo del principe….

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