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Un mix di Elio e misteri chiude il Neapolis 2008

È tutta italiana la terza ed ultima puntata del Carpisa Neapolis Festival 2008. Tra poche ore la rassegna musicale più importante del sud Italia starà già muovendosi per la programmazione 2009. Qui, intanto, alla Mostra d’Oltremare la festa continua. Baustelle, Bluvertigo ed Elio e Le Storie Tese, questi i nomi e l’ordine dei gruppi che si daranno il cambio sul palco.

Puntuali ed elegantissimi, come sempre, i Baustelle intorno alle 18 salutano il pubblico ancora alle prese con biglietti da staccare all’entrata. Abito scuro e fiore all’occhiello per Bianconi, mise blue & black per la bella Rachele. Napoli è stata una delle tappe più calde del loro ultimo tour, e quello strano sapore di un live poco energico è ancora in bocca al pubblico partenopeo. Tocca farsi perdonare, tocca dare la colpa ad un’acustica che la Casa della Musica ad aprile non ha partorito alla perfezione. Stavolta, merito o meno di validi amplificatori, ci riescono.

“Charlie Fa Surf” chiama sotto al palco il pubblico ballerino. “Alfredo” lascia dondolare qualche abbraccio. “Baudelaire” porta sul palco le maracas e il ritmo si fa caliente. Il trio di Montepulciano – con l’aggiunta di degni strumentisti – è in gran forma. Arrivano al Neapolis nella loro veste migliore e lasciano intuire che la bella stagione scalda la voce e la scena: perché stavolta son belli da vedere. La scena è riempita e ogni strumento compone il puzzle della loro autentica armonia, quella che si legge nei dischi, nei singoli brani e – perché no – nelle chiacchierate col gruppo. Il palco, per la chiusura in tricolore del Neapolis, abbandona LED luminosi e maxischermi da sfondo: un cambio di nazionalità che si sente e fa sentire i gruppi di stasera più nostri.

Gruppo spalla? No di certo. I Baustelle non hanno sottratto nulla al loro live e son riusciti a portare al festival una delle interpretazioni meglio riuscite.

Ora sarebbe il momento dei Bluvertigo, almeno stando alla scaletta dell’organizzazione. Gli strumenti son pronti, il pubblico attende. Attesa che cresce sino alla comunicazione di servizio che annuncia un inceppo autostradale di Morgan e consecutivo cambio di programma.

A salire sul palco – non prima dei 50 minuti di attesa a partire dalla comunicazione – sono Elio e Le Storie Tese. Parte il concerto. O meglio: si apre il sipario, ha inizio lo spettacolo. Teatrante, sorridente, divertente, all’insegna della ricerca del buon gusto nazionale (per dirla alla Stefano Belisari): queste le premesse di Elio che più che un front-man è un presentatore. Un anchorman che a voce narra e coinvolge nelle avventure del basso di Faso, della batteria di Christian Mayer, della chitarra di Cesareo, delle tastiere di Rocco Tanica, della voce di Paola Folli e delle coreografie dell’immancabile Mangoni.

Con tanto di papillon e classica scaletta di successi lontani e recenti, gli Elii si dimostrano quei personaggi che tanto bene sanno adattarsi passando dalla tv al palcoscenico, dai teatri ai festival musicali senza far rimpiangere nessuna delle forme precedenti. “Fossi Figo”, “Mio Cuggino” e il recente ritmo africano di “Parco Sempione” sono pezzetti di uno spettacolo che chiamare cabarettista sarebbe riduttivo, dire musicale tornerebbe improprio. Forza panino! è l’inno che saluta Napoli.

Mezzanotte è passata, la consolazione di chi – a sei ore dall’inizio della festa – si sente stanco è l’attesa di una disco (labirinto, magari!) che i Bluvertigo possono aprire e gestire al meglio.
Cambio di strumenti veloce e subito sul palco un gasatissimo, ma apparentemente nervoso Morgan. Le voci, tra il pubblico, sospettano dell’imprevisto che li ha voluti in chiusura di serata. C’è, in fondo, chi giura di aver visto il leader dall’ X Factor in pomeriggio, a poca distanza dalle transenne del back stage.
[PAGEBREAK] Che si sia aperto un giallo? Un mistero? Ma, a conclusione di un festival così inaspettatamente ben organizzato, così meravigliosamente riuscito, cosa importa? Baustelle – Elio – Bluvertigo ci sembra quasi l’ordine più giusto per il lungo live di questo 24 luglio.

L’unico punto da togliere alla somma di elogi che questa edizione del Neapolis si è guadagnata è la velocissima esibizione del gruppo Milanese. Nel primo incontro partenopeo dopo la reunion il pubblico respira un’aria strana, tesa. Morgan resta il personaggio che può permettersi di giocare col basso come con una chitarra, resta l’imitazione – autoironica – di una capricciosa rock star. Resta Morgan. E piace. Andy, il più elegante, con capelli mai fuori posto e un black & white ad abbigliarlo, è carismatico, ballerino e seducente quanto basta per farci ricordare i live di un tempo e i videoclip più lontani della loro carriera. Livio alle chitarre è il giusto equilibrio tra eclettismo e professionalità. I Bluvertigo, insomma, ci stanno ancora bene insieme. Il pubblico, insomma, aspetta solo che l’aria si riscaldi. Peccato, però, che in meno di un’ora l’esibizione sia terminata con un rapido saluto di Sergio, il batterista, che scappa dietro le quinte dopo aver salutato i fan e lanciato le sue bacchette tra la folla.
Cosa c’è che non va? Andy e Monrgan incitano i presenti a richiamarlo sul palco. Ma i tentativi si rivelano inutili. Il resto della band è costretto a salutare il Neapolis e andar via dopo pochi brani – per fortuna i loro migliori, da “Sono Come Sono” a “Cieli Neri” a “Altre Forme di Vita”.

Dopo l’inceppo del pomeriggio, si spera in una simpatica messa in scena, ma sul palco, oramai, ci sono già i tecnici pronti a portar via gli strumenti. Qualche fischio, qualche rammarico, un po’ di vana attesa e il festival è ufficialmente chiuso da Andy che scende tra il pubblico per firmare qualche autografo e cercare, imbarazzato, spiegazioni all’accaduto (“Eravamo in riunione”, dirà a chi si consola con foto e cd autografati).

Resoconti del festival? Se ne faranno quando si aprirà il dibattito sulle prossime organizzazioni. LoudVision ha assistito e vi ha raccontato tre serate formidabili, con l’esibizione di gruppi che a Napoli difficilmente si vedranno di nuovo insieme. Con un’organizzazione che si stenta a credere possa riuscire migliore di questa del 2008. Delusione non ne abbiamo, ma forse solo perché dei Bluvertigo non siamo poi incalliti sostenitori.

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