Home > Recensioni > Un mondo fragile
  • Un mondo fragile

    Diretto da César Augusto Acevedo

    Data di uscita: 24-09-2015

    vai alla scheda del film

    Loudvision:
    Lettori:

Correlati

La Caméra d’Or alla migliore opera prima del Festival di Cannes 2015 ha scoperto un bel talento: il 28enne colombiano César Augusto Acevedo firma con “La tierra y la sombra“, dal 24 settembre nelle sale italiane con il titolo “Un mondo fragile“, un’opera matura e sensibile ambientata tra i corteros (i tagliatori di canne da zucchero) della Valle del Cauca.

La storia è tanto semplice quanto stratificata: dietro le vicende personali della famiglia protagonista (un padre che torna dopo anni di lontananza per accudire il figlio malato, ormai cresciuto e padre a sua volta) leggiamo una riflessione sui legami affettivi, verso i proprio cari e verso la propria terra, e assistiamo a una rappresentazione limpida e diretta delle condizioni di lavoro imposte ai corteros, privi di tutele e ricattati da uno stipendio costantemente rimandato a domani.

Basterebbero questi argomenti, trattati con sobrietà ed empatia, per fare di “Un mondo fragile” un film notevole, specie considerando che si tratta di un esordio. Ma l’aspetto più interessante del lavoro di Acevedo risiede proprio nel suo occhio da regista: preciso, consapevole, creativo.

Grandi archetipi cinematografici — la soglia della casa come confine tra dentro e fuori, l’alternanza tra luce e buio, l’albero — trovano qui una forma perfettamente integrata alla narrazione e alla scansione delle inquadrature, di dichiarata ispirazione pittorica (Jean-François MilletAndrew Wyeth).

All’inizio lo sguardo di César Acevedo si tiene a distanza, evita primi piani e campi-controcampi. Poi le angolazioni cambiano, la macchina da presa si muove e, gradualmente, si accosta ai volti e ai corpi, seguendo l’avvicinamento emotivo e la crescente intimità che si viene a creare tra i protagonisti (secondo una molteplicità di relazioni e punti di vista: padre-figlio, nonno-nipote, genero-nuora, marito-moglie).

E poi c’è la direzione degli attori, tutti non professionisti e tutti eccellenti; in particolare il piccolo José Felipe Cárdenas, nel cui personaggio il regista probabilmente si identifica, dà vita a un ritratto di bambino vivido e toccante.

Speriamo di rivederti presto all’opera, César Augusto Acevedo.

Pro

Contro

Scroll To Top