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Un muro sonoro

L’Estragon è mezzo vuoto, eppure I Trail Of Dead arrivano a Bologna per la loro unica data italiana. Il pubblico è però giovane e molto eterogeneo, si passa dai fan a dir poco scatenati delle prime file alle presenze più o meno partecipanti che occupano i posti a seguire.

Quando, alle 11, i nostri salgono sul palco lasciano subito intuire le loro intenzioni per la serata. Vogliono iniziare e finire in maniera energica, presi dal forte dinamismo che li contraddistingue. Il set e la struttura del gruppo non può che aiutarli. Le due batterie, insieme all’imponente muro di bassi, contribuiscono a creare una parte ritmica molto potente, portante e, cosa fondamentale, poco ridondante. Conrad Keely, frontman della band, alterna le melodie vocali ai rumori provenienti dalle sue chitarre, creando e disfacendo atmosfere forti, quasi eteree.

Seppur non distogliendo l’attenzione dal loro ultimo lavoro, “The Century Of Self”, sei dischi all’attivo e più di dieci anni di carriera permettono ai Trail Of Dead di andare attingere un po’ qua e là nel loro repertorio, creando un set diversificato e molto attento a non perdere mai l’identità prescelta e a non calare di tono e di livello. Forse proprio con i pezzi più collaudati (“Will You Smile Again?”) si raggiunge il massimo feeling tra il pubblico e la band e la performance arriva così al suo apice.

In poco più di un’ora e mezza di concerto i Trail Of Dead si confermano un’ottima live band, che riesce a tirare fuori dal palco un imponente muro sonoro. È un muro che non fa però da barriera, bensì da collante tra il gruppo e la folla, riuscendo a creare una buona atmosfera e una forte partecipazione anche da parte dei meno affezionati.

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