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Un po’ meno nero

Quest’anno lo slogan per pubblicizzare il WGT, giunto alla sua ventunesima edizione, era “Il WGT diventa maggiorenne”. Per questo motivo è spiazzante dover ammettere che, al di là delle aspettative del pubblico e degli sforzi degli organizzatori, quest’anno si è trattato di un festival in tono minore, ben lontano dalla grandeur dell’anno scorso – il ventennale. Pare infatti che la gloriosa scaletta dell’anno scorso abbia inevitabilmente svuotato le casse del festival, e il clima di recessione economica certo non aiuta. Le strade di Lipsia quest’anno non sono invase dalla tipica “marea nera” di Goths, Industrialists, Cyberpunks e via dicendo: certo, il panorama urbano è comunque inusuale e ricco di volti, abiti e acconciature incredibili, ma non gremito.
Per fortuna la fiera-mercato Agra, sede del quartier generale del Festival nonché della sua più grossa sala, sembra non risentire della recessione: fra gioielli in cuoio che ricordano H.R. Giger, maschere veneziane in metallo, elaboratissime e scintillanti, corsetti vittoriani e abiti solenni, il visitatore può perdere ore a guardarsi in giro; se però il visitatore vuole anche comprare qualcosa, si troverà spesso di fronte a prezzi francamente eccessivi. La situazione migliora se, anziché all’abbigliamento, ci si volge al mercato di vinili e CD: gli stand di varie micro-etichette e distribuzioni riescono ancora ad offrire rarità, edizioni limitate o fuori commercio a prezzi sensati. È il paradiso del collezionista, dell’appassionato, o anche solo di chi non si arrende allo strapotere degli e-stores e preferisce avere a che fare con un essere umano a cui pagare le merce in banconote e monetine.
E la musica? In generale i nomi sono meno altisonanti e abbondano le scoperte di nicchia, ma il programma del WGT è sempre abbastanza ampio da riempire la giornata/serata con concerti di grande qualità.

VENERDÌ

Galerie Schallschutz - Il duo tedesco si ispira ai capisaldi delle conspiracy theories più popolari, dal progetto HAARP a oscure modalità di controllo del pensiero messe in atto (secondo loro; chi scrive ha bisogno di prove e dimostrazioni prima di prestare fede a simili teorie) dai servizi segreti delle maggiori potenze mondiali. I temi possono essere ambigui ma il suono che ne deriva è impressionante, denso di. droni inquietanti e minacciosi. La volta del Volkspalast ingloba ogni frequenza in modo perfetto e restituisce un effetto di volta in volta allucinante o ipnotico.

Cut Hands - Il set di William Bennett si basa sui suoni afro che hanno contraddistinto la sua produzione recente (Afro Noise del 2008), suoni che vengono stratificati, distorti, filtrati in un tappeto sonoro di grande intensità. A sottolineare il carattere psicotropo della musica, Bennett proietta un video basato su motivi artistici africani, forse sacrali, di certo suggestivi e spaventosi. Tutto va per il meglio quando all’improvviso le immagini cominciano a mostrare silhouettes danzanti di donne nude, roba da sigla iniziale di un film di 007 anni ’80. Arriva pure la ragazza di Bennett in vestitino di pailettes e tacchi d’oro che sale sul palco a sculettare e fare faccette stupide: improvvisamente sembra di essere da Spearmint Rhino. Forse il fondatore dei Whitehouse pensa che il suo pubblico si aspetti da lui numeri “facili”, ma gli uomini presenti non sembrano apprezzare, per cui la tipa balla ancora un po’ e poi se ne va. A quel punto lo spettacolo entra nella fase migliore: filmati di trance in un villaggio africano, suoni tribali campionati in modo da creare tessiture techno-noise molto coinvolgenti.

In Slaughter Natives - Il progetto di Jouni Havukainen ha pubblicato l’anno scorso un triplo CD di materiale originale e vecchi live; sembra che questa sia la direzione per il futuro, quindi giustamente Havukainen dà tutto se stesso in una performance intensa e misticheggiante, affiancato da una collaboratrice al comando delle tastiere. La sua voce alterna urla minacciose e sussurri oltretombali, una tecnica che ricorda Attila Csihar, mentre la musica lo avviluppa con sonorità aggressive e marziali, ma allo stesso tempo cariche di ricchezza sinfonica.

SABATO

Brighter Death Now - Roger Karmanik è capace di grandi cose, nel bene e nel male; ha fondato l’etichetta Cold Meat Industry e ora l’ha lasciata andare in bancarotta compromettendo tutte le uscite in programma. A Lipsia decide di dare spettacolo nel modo più sbagliato possibile: o gioca pigramente con le frequenze dei vari mixers e synths disposti sul tavolo, nascondendosi dietro e facendo ogni tanto spuntare una mano che fa ciao, o si siede in posa da crocifisso fondo al palco del pub Anker (bellissima sala dal suono perfetto) senza fare assolutamente niente per vari minuti, finché la stage manager sale sul palco per avvertirlo che il tempo sta per scadere e che forse è il caso di fare qualcosa, se non proprio suonare. Il pubblico è più annoiato e deluso che irritato; forse Karmanik sperava di provocare una reazione violenta, come testimonia il cordone di personale della security incongruamente disposto sotto il palco, ma l’effetto è semplicemente il disinteresse più totale. Solo dopo l’intervento della stage manager Karmanik si sveglia, tira fuori un paio di pezzi aggressivi, la gente ringrazia e va a bere.

Thorofon - I tedeschi Thorofon, dopo aver ridefinito il concetto di Power Electronics politicamente impegnato negli anni ’90, si sono eclissati. Nel frattempo Geneviéve Pasquier, che li aveva fondati insieme ad Anton Knilpert, è diventata una star della musica industrial con la sua carriera di musicista e cantante solista. Ma ora i Thorofon sono tornati e Geneviéve lascia che a cantare siamo gli altri due membri, ovvero Knilpert e (forse) Daniel Hofmann, i quali si dividono fra microfono, batteria e laptop. Il set è aggressivo quanto basta, il pubblico balla instancabile, la batteria arricchisce il suono elettronico e lo rende più energetico e “positivo”.

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DOMENICA

AutopsiA - un artista misterioso e sfuggente, AutopsiA non si trova a Lipsia solo per una delle sue rarissime performance dal vivo, ma anche per una ricca mostra di opere d’arte ospitate dalla galleria “Born 31″. Lui, forse, è presente, ma non si fa riconoscere. Le sue stampe mescolano simboli alchemici, fiamme, stampe tecnologiche e anatomiche, un eterno contrasto di tradizione e progresso dal messaggio sottilmente inquietante e pessimista. Analogamente, la sua musica si origina da una serie di complesse campionature di musica classica (un campo in cui AutopsiA ha una cultura enciclopedica) rese irriconoscibili, solenni, emozionanti. La performance di domenica sera è un live remix delle sue opere migliori e si svolge nella cornice incredibile del Völkerschlachtdenkmal, un monumento atipico, semi-pagano, costruito nel 1912 per celebrare il centenario della sconfitta di Napoleone nella Battaglia di Lipsia. E proprio nel 2012 il monumento risplende di luce rossa e blu, le statue al suo interno sembrano prendere vita, mentre la musica di AutopsiA si libra nell’enorme volta che corona il soffitto e il pubblico, seduto in cerchio sui gradini interni, è rapito collettivamente in un’estasi quasi religiosa. Sicuramente questa è l’esibizione più preziosa di tutto il festival, in parte per la sua rarità e in parte per il suo fascino misterioso e soggiogante.

S.K.E.T. - Il trio di Rostock è famoso per la forte carica politica: il loro ultimo disco si intitola Depleted Uranium Weapons, una loro canzone Bush To The Hague, e il loro stile grafico rimanda all’iconografia del socialismo reale. Ma se il loro messaggio è estremamente serio, la loro miscela di industrial, noise ed elettronica è coinvolgente e funziona benissimo nel contesto della discolabirinto Moritzbastei. Solitamente i membri Kai, Candy e Aente proiettano filmati di guerra e/o denuncia politica alle loro spalle, stanotte invece si concentrano solo sul suono.

LUNEDÌ

Bad Sector - finalmente è il momento per la gloria nazionale: Bad Sector, ovvero il toscano Massimo Magrini, è uno degli artisti più interessanti di questo WGT. Mentre alle sue spalle scorrono le immagini filtrate e modificate di un contatore e di una rete metallica, Magrini si cimenta con strumenti che rispondono alla posizione delle sue mani (un po’ come il Theremin ma dai suoni ben diversi, più aspri e inquietanti) e del sensore che porta attaccato alla testa. Forse il set dal volume più forte di tutto il festival, salutato da un pubblico entusiasta. Di sicuro il più insolito e il più squisitamente sperimentale.

Udo Wiessman DJ Set - La grande serata finale si svolge come al solito alla Moritzbastei e il DJ set migliore è sicuramente quello di Wiessman, fondatore e capo dell’etichetta Hands, che quindi può scegliere il meglio dell’industrial, dance e noise tedesca. I suoni sono certamente aggressivi ma anche galvanizzanti,energetici, l’atmosfera è festosa e catartica, si balla senza requie per un’ora abbondante. Il finale migliore!

C’è però da fare una constatazione a latere: si sa che molti Goth mettono su famiglia e procreano; è per questo che il campeggio del WGT comprende una grande area per bambini, con animatori e giochi. Quel che non si capisce è perché molti genitori, anziché sfruttare questa possibilità, preferiscano portarsi dietro i pargoli a qualunque concerto. Ammettiamolo, non tutta la musica è adatta ai bambini, specialmente quella violenta e aspra del WGT. Molti bambini indossano cuffie apposite per proteggersi dal rumore, ma a giudicare dai loro volti intontiti, infastiditi o semplicemente annoiati non sembra che servano a molto. Chi scrive pensa che molti dei loro genitori siano semplicemente egoisti, esibizionisti, semplicemente stupidi, e non capiscano che la scelta di mettere al mondo un figlio per forza comporta un cambiamento (anche solo parziale) delle proprie abitudini. Sfoggiare un bambino vestito da cyberpunk in miniatura solo per fare colpo, oltretutto, potrebbe rivelarsi controproducente: questa piccola generazione potrebbe crescere con un odio viscerale verso la musica che si è dovuta sorbire nei primi anni di vita a causa di genitori scriteriati. Ai posteri l’ardua sentenza…

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