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Un sabato sera classico o alternativo?

Il terzetto del New Jersey, band culto per indie rockers, è ospite, per l’unica data italiana del tour autunnale, dell’Auditorium Flog di Firenze.
Il pubblico è eterogeneo: molti italiani (che, contrariamente alle previsioni, superano in numero la nutrita comunità americano-fiorentina), molti giovani e qualche sparuto signore in uscita libera a seguire l’esibizione.

La serata si apre con un piccolo set di Wreckless Eric & Amy Rigby, simpatica coppietta di sposi over 50 eccitata da quello che molto probabilmente considerano umilmente un viaggio premio più che l’occasione di emergere, ma il risultato non è sgradevole. I due sono contagiosi e anche un po’ svitati, in senso positivo ovviamente. Canzoni semplici, due chitarre, qualche linea di basso, canzoni che parlano del loro primo incontro, del 1969 e della luna, di viaggi in roulotte; in sostanza, d’amore senza età: bravi.

E poi, a seguire, Yo La Tengo. Solito look, solito stile: un menestrello, il commesso sovrappeso del negozio di dischi più underground della città e una signora poco curata.

La prima parte del concerto stenta a decollare: uno sgradevole chiacchiericcio e l’acustica da cul-de-sac della Flog rendono poco coinvolgente lo spettacolo.
La band cerca di ripercorrere la carriera degli ultimi 15 anni andando a pescare qua e là senza insistere su un particolare album o un particolare mood. Pezzi acustici e viaggi sonici che confermano eclettismo e classe cristallina, ma che non riescono a creare un buon dialogo con il pubblico. La band sembra, a tratti, stordita. A metà spettacolo, Ira Kaplan (chitarra e voce) si rende conto che qualcosa non va, così, chiedendo venia ad un pubblico poco partecipe, la band esegue due ballate per poi riuscire, finalmente, a trovare sincronia con gli ascoltatori. Il cambio di rotta avviene quando la band esegue “Cherry Chapstick” con McNew alla batteria. È a questo punto che la serata si scioglie, arriva maggiore emozione. La seconda parte dello spettacolo scorre, quindi, con maggiore fluidità, l’aria da limbo si rarefà e si balla, ci si anima – insomma, ci si diverte di più. Gran finale con Amy & Eric di nuovo sul palco, per un pezzo a band allargata, e volti ormai distesi per merito dei cambi azzeccati.

Un sabato sera alternativo? O un classico sabato sera? Il dubbio rimane, quasi fosse questa ambiguità intrinseca a molte band degli anni ’90 a renderne possibile lo sdoganamento nel decennio attuale.

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