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Un viaggio contro l’isolamento

“Viajo Porque Preciso, Volto Porque Te Amo”, in concorso nella sezione Orizzonti, è l’opera della coppia Marcelo Gomes e Karim Ainouz. Un film-documentario dedicato al Sertão, una regione arida del Brasile. Si tratta di un viaggio di scoperta della vita che si nasconde dietro all’apparente abbandono, la riscoperta da parte dei due registi di un viaggio risalente a dieci anni fa.

Cosa ci raccontate della lunga gestazione di questo film, durata ben dieci anni, dal 1999 al 2009?
Marcelo Gomes: In questi anni io e Karim abbiamo parlato molto di cinema. Mentre io lavoravo a una mia sceneggiatura e lui ad una sua siamo stai molto insieme, per via di una lunga ricerca di fondi per dare vita ai nostri lavori. In questo periodo abbiamo approfondito il nostro rapporto e abbia parlato tanto del Sertão, una zona da dove vengono entrambe le nostre famiglie.
Nel ’99 abbiamo intrapreso il nostro viaggio insieme nel Sertão, con una piccola troupe. Da questo è nato un cortometraggio. Due anni fa abbiamo deciso di dare vita a un progetto più grande, un lungometraggio per approfondire il tema del cinema come linguaggio, come documentario e come fiction.

Karim Ainouz: Ci ha fatto molto piacere riguardare le vecchie immagini e abbiamo capito che avevano un grosso potenziale.

Qual è il vostro significato di Sertão?
K.A.: Vuol dire deserto, ma in realtà ha un’enorme gamma di significati. Lo abbiamo anche cercato sul dizionario! Per noi voleva dire isolamento, lontananza, abbandono. Il nostro viaggio ci ha permesso di scoprire che in realtà non è così.

Com’è nata l’idea di inserire un narratore?
K.A.: Due anni fa avevamo del materiale che riguardava situazioni molto diverse, era quasi più simile ad un’istallazione. Il narratore ci ha permesso di creare delle sequenze unitarie.

M.G.: Abbiamo parlato a dei geologi, ai quali ci siamo ispirati per creare il personaggio. Alla fine è stato lui a prendere il sopravvento, era lui che decideva cosa sarebbe successo.

Un viaggio è vero quando lo si fa, non quando lo si racconta. Cosa pensate di questa idea?
K.A.: Pensiamo che quello che conta non sia la verità, ma l’effetto che fa. Sì, è vero che siamo partiti da qualcosa di falso, ma ciò che ci ha guidati nel film è un diario, che è una cosa non può mentire. In questo modo, inoltre, siamo riusciti a condividere questa esperienza con più di cinque persone.

Oggi abbiamo visto l’omaggio a Walter Salles. Siete stati ispirati dal suo lavoro? Cos’altro potete citare come influenza?
MG.: Il mio primo film è stato sul Sertão, anche il mio secondo film è stato sul Sertão… per me sta diventando un’ossessione! Prometto che il terzo non sarà su questo argomento! In realtà si è trattata soltanto di una coincidenza.
Siamo certamente in ogni momento sotto l’influenza di altri film, ma soprattutto delle persone che lavorano con noi. La nostra partnership è stata un’esperienza particolare, ci ha portato a discutere e condividere molto.

K.A.: Il mio consiglio è questo: anche in tempi di crisi, come questi, raccogliete immagini e musica, non perdete l’occasione per fare arte.

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