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Una bombola di ossigeno per Manson

Treviso
Trascorsi quei due anni dal “Rape The World Tour” che aveva toccato anche in quell’occasione l’Italia con due date, Marilyn Manson porta il suo “High End Of Low” nel solo nord della Penisola. Primo appuntamento a Treviso, dentro al Palaverde discretamente pieno di persone di varie età, rassegnate al fatto che Mr. Superstar è un fenomeno ormai istituzionalizzato.

Fa abbastanza impressione il palco coperto da una tenda nera, come a voler occultare qualcosa di particolarmente significativo, ma la suspance si rompe qualche minuto dopo l’intro e la partenza di “Cruci-Fiction In Space”. La band appare statica e monocorde, mentre Brian Warner ricorre a giocattoli al laser per destare un po’ di curiosità.

I suoni, per la verità, sono decisamente mal distribuiti, e danno alle chitarre di Twiggy una prevalenza invadente su tutto il resto. La condizione acustica penalizza i brani più chiamati a variegare l’offerta musicale per atmosfera e stratificazione sonora: “Coma White”, “4 Rusted Horses” e “Coma Black” su tutte hanno deluso le aspettative.

Ma queste aspettative erano almeno alte per tutto quello che poteva rappresentare una gustosa offerta di rock animoso e groovy che ha infiammato un’intera generazione. Invece si profila un disastro totale già dai primi dieci minuti. Non accade nulla sul palco, Chris Vrenna stenta a farsi sentire, Twiggy persevera nel suo immobilismo e Brian Warner: goffo, affaticato, auto compiaciuto di farsi vedere assistito da chi gli porta da bere o da chi gli porta una bombola d’ossigeno per fargli riprendere fiato. Peccato ancora più mortale: svogliato, come un mestierante che timbra il cartellino ed odia il suo lavoro.

Il concerto di Marilyn Manson contiene pochi effetti speciali, non ha nulla di rock come attitudine, esprime svogliatezza e staticità persino laddove un pezzo come “The Beautiful People” dovrebbe risvegliare un determinato spirito di appartenenza ad un DNA geneticamente differente rispetto a quello attuale. Ma niente da fare, la sincronizzazione con i ricordi non funziona, e in questo caso anche un brano come “Dried Up, Tied And Dead To The World” eseguito in modo indolente sembra una canzone normale nel contesto di una trascurabile ed anonima discografia.

Di sicuro, sono stati episodi con un minimo di storia del rock alle spalle e con un significato per più di qualcuno. Ma non per Mr. Queen Of Rock.[PAGEBREAK]

Milano
Purtroppo l’esibizione milanese non ha risollevato le sorti dell’ormai ex Anticristo ed è stata una fotocopia della precedente serata. Salvo un episodio iniziale che ha momentaneamente ravvivato l’atmosfera e rivitalizzato un Manson ormai alla canna…dell’ossigeno.

Complice uno dei soliti idioti che ha lanciato addosso al rocker un bicchiere di birra, l’Anticristo si è risvegliato iniziando ad inveire e fermando letteralmente il concerto per un buon quarto d’ora, con la promessa di non proseguire con il live se il colpevole – da lui prontamente individuato – non fosse salito sul palco a riprendersi la sua spazzatura.

Diciamo che Marilyn Manson indiavolato – non si son contati i fucking – rimane pur sempre uno spettacolo alquanto inquietante. E infatti sul palco nessuno si è presentato; alla fine è dovuta intervenire la sicurezza e allontanare lo spettatore indisciplinato.

Neanche questo episodio è riuscito a scuotere il reverendo che ha ripreso con la flemma, la svogliatezza e la rigidità con le quali aveva iniziato ripercorrendo pedissequamente la scaletta della serata precedente.

Per chi, come noi, segue i Marilyn Manson dagli albori non si è trattato di un concerto dignitoso o quantomeno in linea con le aspettative. Nessuno pretendeva che Manson rimanesse in eterno fedele all’”Antihrist Superstar” degli inizi; non sarebbe stato credibile e nemmeno umano. Il tempo passa, le gioie, i dolori, le esperienze della vita ci cambiano continuamente. Ma un conto è non aspettarsi più che Manson si tagli duranti i concerti o si abbandoni a continue pose lascive e provocatorie, un conto e trovarsi davanti un’intera band spenta, emotivamente assente, praticamente immobile e del tutto distaccata.
Questo non è ammissibile, ed è una sofferenza doverlo invece tristemente testimoniare.

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