Home > Zoom > Una ciambella col buco

Una ciambella col buco

Sarà perché Robbie è tornato all’ovile. Sarà perché gli anni passano e i Take That sembrano aver imparato a mettere a frutto l’esperienza, e a foclaizzare le energie. Il che è senz’altro conveniente, vista l’età che avanza. Sarà perché almeno due su cinque sono capaci di scrivere canzoni, spesso hit quasi istantenee e, a volte, anche durature. Sarà, insomma, per questi e mille altri motivi, compresa una probabile botta di fortuna nonché di ispirazione particolarmente fruttuosa, che “Progress” è uscito come solo una ciambella col buco sa fare.

Se già “The Circus” aveva sancito il ritorno dei Take That e la loro quasi-definitiva accettazione come gruppo musicale tout court, degno di rispetto, aiutando così i cinque di Manchester a scrollarsi di dosso l’ingombrante ruolo di boy-band, con “Progress” il combo è riuscito non solo a stupire positivamente, ma anche a guadagnarsi un plauso per l’audacia, la freschezza e la voglia di progredire verso lidi e territori nuovi.

È chiaro che non c’è nessuna rivoluzione in atto. Così come è chiaro che i Take That non sono improvvisamente diventati una rock-indie-garage-band. Ma se “The Flood”, primo singolo estratto e brano che, tuttavia, non si discosta nemmeno troppo da ciò che uno si sarebbe aspettato dai fab five, riesce comunque a rubare la vostra distratta attenzione, rimarrete quanto meno spaesati da canzoni come “SOS” e “Kids”. Brani nei quali i Take That si presentano sotto una veste completamente nuova. Un po’ Pet Shop Boys, un po’ New Wave in generale, un po’ anche, più semplicemente, pop-dance à la Madonna, ma certamente molto più aggressivi del solito. Anche quando i toni si fanno più soft, come in “Pretty Things” o “Happy Now”. Unico aggrappo per i nostalgici rimane “Eight Letters”, dai toni sdolcinati come un barattolo da 1 kg di miele.

Gli anni passano. E sebbene “Progress” avrebbe potuto benissimo essere il nuovo disco di Robbie Williams solista, la nuova faccia con cui i Take That si presentano oggi non può che consolidare il ruolo della band nel panorama mainstream post, aggiungendo sempre più valore musicale alle crisi isteriche delle ragazzine.

Scroll To Top