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Una dichiarazione d’intenti

Un esperimento: ecco cos’è “Un’Estate Al Mare”. Il tentativo riportare il cinema italiano in una posizione centrale anche durante il notoriamente poco redditizio periodo estivo. Perché le persone vanno in vacanza, vero, le città si svuotano. Ma sono molti quelli che restano, e il cinema, soprattutto quello italiano, non deve arrestarsi, deve continuare, anche sotto il solleone, a offrire pellicole, opportunità di svago. “Un’Estate Al Mare” nasce proprio con l’intenzione di inaugurare una nuova era, in questo senso.

È lo stesso Gianpaolo Letta, a nome della produzione Medusa, a sottolineare e spiegare il concetto in conferenza stampa.

Giampaolo Letta: Il film uscirà in ben 700 copie. Una presenza importante nelle sale: sono molto grato ai Vanzina e a tutto il cast per aver aderito con grande entusiasmo a questa idea, che d’altra parte ha richiesto ingenti risorse e grandi sforzi. L’intenzione è quella di allungare la stagione cinematografica, e farlo per la prima volta con un film italiani. Se ci sono i film giusti, infatti, al cinema si va anche d’estate, e il pubblico non lascia necessariamente la città. Per questo abbiamo puntato su un film che segue la miglior tradizione della commedia all’italiana, realizzandolo peraltro a velocità record. In sette mesi l’abbiamo scritto, sceneggiato, girato e montato. E siamo già certi che questo progetto sperimentale continuerà, anche perché ci sono già varie idee in cantiere. E Medusa, come principale produttore italiano, ha il dovere di battere nuove strade e provare a dar linfa al mercato del cinema.

Carlo Vanzina: Dovevamo fare il primo passo, in questo senso. Qualche tempo fa al compleanno di Michele Placido ho incontrato Veronesi: “Noi siamo pavidi”, mi ha detto. Il fatto è che aspettiamo sempre il successo, prima di credere in una formula, noi autori per primi.

Enrico Vanzina: Gianpaolo dice il giusto. Prendiamo ad esempio il calcio. Abbiamo perso con la Spagna: qualcuno ha scritto che oltre al PIL ci hanno superato anche nel calcio. E nel cinema, aggiungo io, perché in Spagna vanno al cinema anche d’estate, eppure il caldo è lo stesso. Non ha più senso che le città chiudano i battenti per il caldo. Dobbiamo spingere le persone a continuare a vivere d’estate.

Sette mesi per un film a episodi: deve essere difficile fare un film girato in tante location differenti, con tempistiche del genere. Come è evoluto tecnicamente il film, ci sono state riscritture, improvvisazioni?
CV: Sul set si inventa molto, ma la sceneggiatura, alla fine, comanda. Si può aggiungere qualcosa, perché si hanno attori che danno il contributo. Ogni episodio però durava una settimana di riprese, e non era facile effettuare modifiche per i tempi stretti, ma anche per l’inclemenza del clima. Abbiamo lavorato in costante angoscia meteorologica, alla disperata ricerca di qualche spicchietto di sole. Per quanto riguarda gli episodi, però, sono entusiasta, mi piace lavorare così perché i rapporti sul set sono sempre buoni, gli attori in cinque giorni non possono rompere! Ceccherini, ad esempio, non faceva che dire che avrei tagliato il suo episodio, che avremmo fatto una classifica di riuscita. Anche nell’ultima inquadratura, pur se nel film non si sente, sotto un dolly esclama: “Ci taglia ci taglia”…

Massimo Ceccherini: “Avevo proposto di inventare una scena con Marisa Jara tipo “Caos Calmo”. Però mi hanno risposto di non rompere coglioni…

Questo film è stato scritto pensando a Dino Risi, e avete affermato che la conquista sarebbe stata farglielo piacere: siete riusciti a fargli vedere qualcosa?
CV: No, purtroppo non ci siamo riusciti. E qui si apre una parentesi dolorosa, perché eravamo amici di Dino e dei figli. La nostra affermazione era una cosa giocosa buttata lì per scherzo, ma con riferimenti precisi: Dino ha fatto grandi film balneari, e l’abbiamo in parte omaggiato. Niente paragoni, per carità, ma il tentativo era quello di far respirare la spensieratezza e l’ironico cinismo di Risi.

EV: Il film, in fondo, è dedicato a lui. Una dedica silenziosa, ma importante.
[PAGEBREAK] Non c’è solo Risi, tra gli autori omaggiati…
CV: Abbiamo platealmente fatto riferimento a “Il Giovedì” di Risi, ma sono molti anche i rimandi a Comencini, e c’è qualcosa di tutti i film di ambientazione balneare che fanno parte del bagaglio italiano. E non dimentichiamo l’omaggio a Dino Verde, un umorista che andrebbe riscoperto. .

EV: L’episodio di Banfi, poi, è ampiamente ispirato al cinema di Nanni Loy. Lino ha una sorta di doppio passo, è un attore comico capace di saltare con fluidità al registro drammatico – e questo è proprio dei grandi attori della farsa. Ma non facciamoci ingannare: “Un’Estate Al Mare” è un film pensato anche per l’oggi, non è un’operazione filologica: è un film per tutti, anche per i giovani, e per il pubblico dei multiplex. Vedasi Ceccherini, o Greggio che ricorda Sordi ed è protagonista di un episodio molto aperto al pubblico dei bambini. Insomma, non è un film destinato esclusivamente ai cinefili. E poi ci sono anche riferimenti inconsci, tipo la citazione di Montecristo, che rimanda direttamente a “Straziami Ma Di Baci Saziami”

Proietti è esilarante, con tutta la sua farsa sull’attore smemorato. Ma sono cose che capitano sul serio, su un palco?
Gigi Proietti: In teatro può capitare, al cinema ovviamente si rifà. Se capita, in teatro, sono dolori, specie nei recital, perché non c’è nessuno che ti può dare una mano. E allora inventi…con l’esperienza s’impara anche questo. Tra l’altro sono molto contento che il mio episodio abbia funzionato: ricalca gli schemi della farsa teatrale, una cosa che un tempo riusciva bene a Totò. Se si apre a questa strada, il cinema si trova ad avere un repertorio sconfinato cui attingere.

Però ancora una volta emerge la figura del romano coatto e un po’ volgare…
GP: Tutti i dialetti sono belli, e d’altronde se si parla in volgare si parla di vulgus…Poi bisogna vedere per chi è volgare un certo modo di parlare. Il concetto di volgare è soggettivo e dipende dalle epoche: la parola culo, un tempo era volgare. Culetto, quello del neonato, invece non lo era…Credo sinceramente che la volgarità delle parole praticamente non esista, mi sembra senza dubbio secondaria.

EV: Aggiungerei che l’episodio più sorprendente, secondo me, è quello di Enzo Salvi, molto tipico della commedia all’italiana e incentrato proprio su un romano piuttosto volgare e greve. Ma c’è grande tenerezza dietro la volgarità, perché essa, a volte, può nascondere grandi tristezze.

Si percepisce, in effetti, una certa virata verso l’amarezza: come vedete l’estate italiana del 2008?
EV: La vedo come un’estate di attesa: gli italiani vogliono capire cosa sarà di loro. E hanno capito che in fondo dipende anche da loro. Niente spensieratezza da villaggio vacanze, quindi: oggi si pensa di più a salute, sicurezza, pensioni. E sono certo che gli italiani non scaricheranno più il barile su politica e casta: dobbiamo diventare europei e prenderci più responsabilità. E poi, questa sarà un’estate di minor edonismo, anche perché mancano i soldi: e quindi si costruirà l’estate in città.

CV: L’amarezza, comunque, dipende anche da molti fattori e contraddistingueva anche vari altri episodi scritti e poi non realizzati – episodi che forse riutilizzeremo in futuro. Ma questo è parte della commedia italiana da sempre, anche se l’abbiamo dimenticato. Per un periodo, nei contratti di produzione i committenti aggiungevano clausole che obbligavano esplicitamente a garantire dei “boati di risate”. Questo ha condizionato gli autori, e certi tratti tradizionali si sono un po’ persi. E sono altresì convinto che i film migliori non siano necessariamente solo risate. Se si offre qualcosa su cui pensare un po’, magari il pubblico esce dal cinema e non pensa di aver visto una boiata. La sterzata, ovviamente, deve essere lieve, ma è necessaria. Enrico ha parlato di minor coraggio degli autori della commedia: Verdone si arrabbiò molto, in proposito, ma secondo me è del tutto vero.

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