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Una legge per la musica

Lo scorso 1° dicembre si è conclusa l’edizione 2008 del Meeting Etichette Indipendenti (MEI). Il raduno, cui hanno partecipato quasi 35 mila persone, ha visto un calendario denso di eventi. Esso è stato anche l’occasione per discutere di diversi nodi irrisolti del settore: non ultimo, il problema di una legge di tutela del mercato discografico italiano. Le passate legislature, infatti, si sono scambiate, come una palla avvelenata, il difficile compito dell’approvazione di una disciplina di sostegno, consapevoli della delicatezza del momento.

Si è parlato, dunque, del disegno di legge n. 1647, dal titolo “Norme per il sostengo, la promozione e la valorizzazione delle attività musicali e della musica popolare”, che oggi pende alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati.

Le nuove norme, qualora dovessero essere approvate, istituirebbero un credito d’imposta per le prime e seconde opere discografiche; la costituzione di un apposito ufficio ministeriale per promuovere la musica italiana all’estero; l’istituzione di un fondo dedicato alla musica popolare contemporanea; la previsione di incentivi da parte della SIAE agli autori di opere prime ed altre agevolazioni economiche per quanti promuovano attività in favore dei medesimi autori.

In tal modo, la tutela già prevista dal nostro ordinamento per la musica classica (cosiddetta musica colta) verrebbe estesa anche alla musica leggera.

Una proposta di legge simile è altresì al vaglio del Consiglio Regionale della Toscana. Essa, sebbene su ambito regionale, persegue la promozione e valorizzazione della musica popolare contemporanea toscana. È inoltre attivo un comitato promotore per la raccolta delle firme ai fini della medesima iniziativa legislativa.

La necessità di una tutela forte del settore discografico si pone oggi con maggiore insistenza per via dell’esponenziale crescita delle produzioni indipendenti, favorite anche dal mercato della musica digitale. Ma, come cinicamente ha sottolineato la Venegoni su La Stampa, “La legge sulla musica è come quella sul conflitto di interessi: è bello parlarne, rende le persone nobili…. Tanto soldi non ce n’è, tanto la legge non si farà!”

Che il mercato musicale e del diritto d’autore stiano subendo forti scossoni è dimostrato anche dalla recentissima costituzione della Federazione degli Autori-Compositori Italiani di Musica. Si tratta di un coordinamento delle diverse Associazioni sindacali degli Autori-Compositori, oltre che di autori ed operatori non aderenti ad alcun sindacato di categoria.

Diverse sono le nazioni europee (Francia, Portogallo, ecc.) che hanno già emanato leggi per il sostegno dei rispettivi settori discografici. L’esperienza degli altri stati membri dovrebbe inoltre escludere ogni dubbio di legittimità di tali disposizioni rispetto alle norme della Comunità Europea, norme che, come è noto, vietano l’adozione di misure di sostegno delle realtà economiche di un singolo stato membro.

Al momento, l’unica tutela che il nostro ordinamento riconosce (indirettamente) alla musica è contenuta nelle norme che regolano il diritto d’autore e che stabiliscono, anche con l’ausilio dell’interpretazione dei giudici, la disciplina del plagio.
Ma di questo parleremo nella prossima puntata.

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