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Una notte di ordinaria amministrazione

A cinque anni da “The Odissey”, e a cinque mesi dalla loro ultima calata in Italia di spalla ai Dream Theater, tornano i Symphony X. Lo fanno con un minitour di due date, la seconda delle quali è proprio quella del Fillmore di Cortemaggiore (PC). Una location quantomeno particolare: Cortemaggiore è un piccolo paesino poco dopo Fiorenzuola e il locale è ricavato all’interno di quello che sembra essere un ex cinema parrocchiale, incassato tra basse case di provincia e a pochi metri da una chiesa. Eppure, dopo la recente riapertura sembra che il locale si stia costruendo una solida reputazione. E a buon diritto: l’organizzazione è ottima, lo spazio è tanto, l’acustica è migliore di molte sentite qui e là per Milano. Unico appunto l’assenza di un qualsivoglia tipo di transennamento tra il palco e il pubblico. Che accentua l’atmosfera da live rock’n’roll bloodsweat&tears, ma d’altro canto impedisce di fatto ai fotografi di approcciare il palco con calma. Motivo per cui le foto di questo live report sono di repertorio… chi scrive non è un gigante, Loudvision non fa miracoli e i progmetallari sono tutti alti e capelloni.

Inconvenienti a parte, la serata si apre con… i Symphony X. Solo che sono tedeschi e si fanno chiamare Dreamscape. La somiglianza tra le due band è ai limiti dell’imbarazzante, non solo a livello di songwriting ma addirittura per quel che riguarda le mosse sul palco di Mischa Mang. C’è da dire che la band suona eccome, poche o nessuna sbavatura, ottimi suoni, grande energia sul palco. La personalità era probabilmente in camerino, ma il pubblico pare gradire.

Come pare gradire i norvegesi Circus Maximus. Il quintetto fa di tutto per assomigliare il più possibile a Dream Theater e Symphony X, senza trascurare quel po’ di approccio più rock à-la-Queensrÿche e qualche stranezza qui e là, come il pesante uso delle tastiere. Ottima tecnica, grande casino (in senso buono) sul palco, ma la loro musica resta pesante da digerire, fondamentalmente per via del timbro ai limiti dell’ascoltabile del cantante Michael Eriksen. Ancora una volta, però, il pubblico di aficionados prog metal pare essere in visibilio, per cui è probabile che il problema sia di chi scrive.

Giunge quindi il tanto atteso momento. Luci, suoni, un epico sfondo che richiama la copertina del recente “Paradise Lost”, le note dell’intro “Oculus Ex Inferni”… e la band entra in scena aprendo con “Set The World On Fire”.
Che i Symphony X siano cinque animali da palco non l’ha mai messo in dubbio nessuno, e in effetti lo dimostrano con le tre mazzate iniziali, tra le quali spicca sicuramente “Domination”. Ci era stato annunciato che Russell Allen aveva problemi alla voce, ma fortunatamente non lo dimostra, almeno all’inizio. Quello che non convince del tutto è la setlist, inizialmente troppo sbilanciata sull’ultimo lavoro, poi volta a ripescare alcuni grandi classici della band. Il problema è che non tutti questi grandi classici hanno retto alla prova del tempo. La scaletta, ci aveva confidato LePond poco prima, è stata stesa in collaborazione col fan club ufficiale della band, e in quest’ottica hanno senso brani come “Masquerade”, “Smoke And Mirrors” o “Out Of The Ashes” – “fan” è spesso sinonimo di “gran nostalgico”. Resta un peccato non aver potuto sentire la band cimentarsi con brani più particolari e meno conosciuti, anche se è sempre un piacere ascoltare la raffinatissima “Egypt” o l’attacco (ahinoi appena accennato) di “The Divine Wings Of Tragedy”.

Il concerto scorre via tranquillo, l’attenzione tutta o quasi su Russell Allen, che riesce a calamitare gli occhi del pubblico anche durante gli assoli di un dimagritissimo Michael Romeo. Verso la fine l’enorme singer accusa qualche calo di voce, ed è forse anche per questo che dopo poco più di un’ora la band esce, si fa chiamare fuori a forza dal pubblico, rientra per il trittico finale e poi saluta definitivamente.

Un’ora e mezza di onesto mestiere e qualche sparso accenno di vera passione, un concerto comunque sopra la media vista la qualità dei musicisti coinvolti, non una data che resterà nella storia della musica ma comunque uno spettacolo che valeva i soldi spesi. Un po’ più di coraggio nella scaletta la prossima volta, ragazzi!

Oculus Ex Inferni
Set the World on Fire
Domination
Serpent’s Kiss
Masquerade
Paradise Lost
Egypt/Death Of Balance
Inferno
Smoke and Mirrors
Sea Of Lies
Revelation + Paradise Regained

Encore:
Eve Of Seduction
Out Of The Ashes
Of Sins And Shadows

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