Home > Report Live > Una notte per liberi viaggiatori

Una notte per liberi viaggiatori

Parma. Il concerto di stasera è aperto dalle note di “Bardamù” che volteggiano sulle strade di velluto che portano a Piazza Garibaldi: è il 25 aprile di Vinicio Capossela, canzoni e poesia per una piazza arredata di festa.

In realtà stavolta Capossela non è solo, i suoi compagni di viaggio si fanno vivi per l’occasione e per non lasciare nulla al caso. Si parla di Liberazione ed ecco, poetiche, le parole di Piero Ciampi, lette da Vinicio con un filo di voce, a ricordare chi ha dato la vita per salvare la mia terra e la mia cultura. Poi, da una gabbia al centro del palco, compare Neri Marcorè, l’uomo dalle mille anime e con un’unica faccia: legge e commenta i principi fondamentali che compongono la Costituzione italiana, li difende, si oppone all’arroganza con la quale oggi vengono messi in discussione, si fa domatore delle voci randagie, portavoce di un sentire comune.

L’accento emiliano del comico paroliere Alessandro Bergonzoni irrompe sul palco e la Liberazione si fa sempre più viva: è presenza forte e scardina i cervelli di chi ascolta. Giravolte, piroette possono farci ritornare più leggeri e forse più sani.
Non è ancora finita, sulla scena si esibisce, stravagante e sincero, il cantautore pugliese Enzo Del Re. L’anarchia si fa povera e infinitamente preziosa, le sue canzoni, accompagnate da sole percussioni, toccano con forza scottanti contenuti civili come la pena di morte e l’immigrazione. Ultimi ospiti sul palco i Fiati Sprecati, banda di strada fiorentina che intona musica popolare e fa impazzire il pubblico con “Bella Ciao”.

E Capossela, gran cerimoniere della serata, fa risuonare il palco con una scaletta dalle scelte preziose e accurate. Suonano i baci di “Rosamunda” e i tamburi del “Marajà” rimbombano al di sopra dello scintillio di strumenti operosi, spuntano il mago Wonder con trampoli di seta e il Gigante d’agosto dalle forme strepitose. “Lettere Ai Soldati” è un sforzo per il cuore, ma il pianoforte suona e l’atmosfera della piazza torna a farsi più confidenziale, torna l’ordine delle note, torna il sostegno nel buio e il carillon sul comodino.

Ma la Liberazione è in fermento, nulla può impedire che esploda, i fiati dell’orchestra si fondono e comincia a girare la giostra di “Zampanò”, nessuno più si distrae. Ora volano coriandoli, petali di rose. È la festa delle feste, finalmente libero: l’uomo vivo è tornato!

Scroll To Top