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Una nuova identità al di sopra di ogni sospetto

Sono ormai trascorsi 10 anni dal primo episodio dell’adrenalinica serie cinematografica che vede l’uomo-in azione Jason Bourne, vittima e carnefice di accadimenti che hanno dello straordinario. Nel primo film, Bourne cerca di recuperare la sua identità, nel secondo film c’è il momento delle scuse e dell’espiazione mentre nel terzo si evince una morale.
Cosa ne è stato di lui?
E cosa ancora dobbiamo aspettarci dal quarto episodio?

Tanti sono i risvolti dell’avvincente storia che si fa ancor più intricata.

Lo scrittore e regista Tony Gilroy espande l’universo di Bourne creato da Robert Ludlum con una storia originale che ci presenta una nuova generazione di agenti segreti: Aaron Cross è uscito da un programma di addestramento che lo ha reso una perfetta macchina da guerra e le sue azioni avranno delle conseguenze dirette su quanto mostrato nei capitoli precedenti.

In occasione della presentazione del film a Roma, abbiamo incontrato il regista Tony Gilroy, Jeremy Renner ed Edward Norton.

Cos’ha di particolare “The Bourne Legacy” rispetto ai tre episodi precedenti?
Gilroy:
Questi film sono speciali perché rivelano il potere dell’individuo: nel particolare periodo storico che stiamo vivendo anche i film mostrano che le cose possono cambiare. Avendo partecipato fin dall’inizio all’intera serie, la comprensione e la sintonia con questo mondo non solo è stata preziosa ma essenziale, e per questo credo di aver dato agli spettatori esattamente quello che si aspettavano. In questo film ci saranno cose familiari come l’azione, i viaggi e le lotte, ma anche molte differenze. Nel racconto abbiamo esplorato territori etici e morali. Il problema che affligge il protagonista Cross è importante ma molto diverso da quello di Bourne.

Renner: Aaron Cross è vittima delle circostanze, è fondamentalmente un antieroe, ma sa chi è, ha consapevolezza delle sue scelte ed è una persona che vuole far parte di qualcosa, desidera una ragione per alzarsi al mattino, come tutti noi.

Nel momento in cui avete deciso di proseguire la serie cinematografica con il quarto episodio, quali sono state le difficoltà che avete dovuto affrontare?
Gilroy:
Dovevamo capire quale direzione prendere. Nel momento in cui inizia il nostro film, Jason Bourne conosce la sua identità e non vuole più far parte dell’organizzazione. Quindi era indispensabile creare una serie di eventi per continuare la storia. Doveva esserci una logica per continuare a esplorare il mondo che lui aveva contribuito a creare, il mondo che ha inaugurato un nuovo tipo di thriller sullo spionaggio, risvegliando all’interno del genere i concetti d’intimità, realismo e moralità. Nonostante inizialmente Bourne sia presentato come un assassino affetto da amnesia, col procedere della storia rivela ben altro da sé. Bourne deve cedere a dei compromessi scegliendo tra il servizio al Paese e la morale. Certamente questo quarto episodio è molto emozionante, anche moralmente, rispetto agli altri film.

Lei ha fatto molti film d’azione e qui interpreta un personaggio differente… Quale preferisce?
Renner:
Non saprei come fare dei paragoni tra personaggi così diversi. Non li vedo come degli eroi ma come rappresentazione onesta del personaggio, cosa che questo film mostra con grande intelligenza. Probabilmente il mio personaggio è un anti-eroe ed una vittima delle circostanze. Bourne ha un’intelligenza fisica e ambientale, è sempre all’erta, sempre consapevole di quello che accade, dietro la facciata di una persona normale. Matt Damon non è mai stato cinico nell’incarnare James Bourne anzi ne ha delineato in maniera mirabile la psicologia morale ed intellettiva fatta di grande rigore.
[PAGEBREAK] Edward Norton, vuole parlarci del suo personaggio? C’è un personaggio a cui è particolarmente legato?
E. Norton:
Il mio è un villain insolito, vive di sfumature. Crede nell’idea di servire un bene superiore e ha fatto dei compromessi per questo. Credo che la caratteristica principale di questa serie sia di racconta un mondo reale e plausibile. Sono del parere che, in generale, ogni attore sia attratto da personaggi complessi. Non rientrano specificatamente nella categoria del bene. Ci sono persone che fanno delle cose cattive in nome di un bene superiore. Questa considerazione è molto reale nella società in cui viviamo. I film di Bourne attraggono molto pubblico perché c’è una fetta, una categoria di persone che realmente esiste.
Credo che questo aspetto radichi il film nei temi moderni, sono cose che accadono realmente nella nostra società. Difatti il mio personaggio, come gli altri del film, ha molte sfumature. Ognuno di loro ha fatto dei compromessi, cercando di dare un senso alle proprie azioni. Tony non ha creato una rete di eroi positivi e negativi. È interessante notare il modo in cui un sistema si appropria delle qualità di qualcuno, è un genere di complessità che mi piace.

Nei primi tre film abbiamo come protagonista assoluto Matt Damon, in questo quarto episodio invece cambia volto. Probabilmente sostituire Matt è stato uno degli aspetti più delicati. Come è avvenuto questo passaggio?
Tony Gilroy:
È certamente passato molto tempo da quando ho partecipato a Bourne. Poi una volta finito “Ultimatum” era difficile capire dove si potesse andare dopo, cosa si potesse ancora raccontare con convinzione e logicità. Certi che non si può sostituire un ottimo attore come Damon, abbiamo cercato di fare del nostro meglio. Questo film espande la storia. Nei primi tre film si ha l’impressione di vedere il mondo intero, ma in realtà mostrano solo una parte di un universo molto più grande.

Ci siamo divertiti molto ad esplorare un’altra dimensione, cercando di capire chi muove i fili. In questo modo abbiamo potuto conservare la presenza di Bourne nel film, pur ampliando la storia e presentando nuovi personaggi. Questo film suggerisce in tutto e per tutto la presenza di Bourne. Lo scenario è molto più vasto, tocca temi profondi e possiede tutti gli elementi che un regista possa desiderare. Inoltre abbiamo voluto delineare, seppur nell’ombra, un burattinaio che tira i fili verso Edward. Bourne subisce un’evoluzione, prima era un assassino ed il passaggio più critico è stato evidenziarne l’aspetto morale che cambia e si affina in una tensione verso un’intelligenza più aggressiva.

Dovevamo trovare un equivalente dello spirito che Matt ha trasmesso a Jason Bourne
Ci ho messo un po’ di tempo per costruire un personaggio per cui ne valesse davvero la pena continuare e poi ci abbiamo lavorato su seriamente.

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