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Una parola sola: emozioni

Ore 22.15: comincia con tre quarti d’ora di ritardo il concerto dei Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra (niente di preoccupante, un concerto non può definirsi tale se non posticipa il suo inizio di almeno mezz’ora). Sul palco ci sono Efrim Menuck (voce, chitarra elettrica), Thierry Amar (contrabbasso), Sophie Trudeau e Jessica Moss (violini) e David Payant (batteria). Intratterranno quelle centinaia di presenti al Circolo degli Artisti per quasi due ore, lasciando sicuramente una traccia della loro venuta ad ogni spettatore.

Sarà che durante un concerto rock la carica emotiva che possono sprigionare due violini può raggiungere livelli paragonabili alla catarsi delle tragedie greche; sarà che il contrabbasso suonato spesso e volentieri con l’archetto amalgama ottimamente il sound, creando stupefacenti atmosfere sospese nel nulla, senza concedere momenti di vuoto; sarà che la sezione ritmica tenuta quasi esclusivamente dalla batteria fa accapponare la pelle non appena la bacchetta comincia a pestare più forte, elevando l’intensità generale del concerto fino all’inverosimile; sarà che Efrim è un genio degli arrangiamenti, sarà che ha cantato come fa di solito, con la sua vocina sgraziata, un po’ stonata, ma non per questo preziosa e carica di pathos. Sarà quel che sarà, ma l’elegante commistione tra folk, blues, rock e hardcore nel grande pentolone post-rock sapientemente servito dalla band di Montreal ha fermato il tempo per due ore in quel di Roma, qualcuno direbbe “roba per intenditori”.

Perché non è stato solo un concerto, ma qualcosa di più. La band non si è limitata ad eseguire egregiamente i brani della scaletta, ma si è totalmente concessa al pubblico instaurando conversazioni su svariati argomenti, in particolare temi d’attualità, durante le pause tra canzone e canzone. Ed ogni tanto Efrim, con la sua splendida ironia, ha suscitato qualche sana risata di gusto, lasciando però anche spazio a riflessioni più impegnative.

Ore 00.10: il concerto è finito, e l’applauso dopo l’encore “There is a Light” è uno di quelli che non finiscono più. Ripensando alle appaganti due ore appena trascorse viene da sorridere, nient’altro.

I Built Myself A Metal Bird
I Fed My Metal Bird The Wings Of Other Metal Birds
Black Waters Blowed/Engine Broke Blues
God Bless Our Dead Marines
‘Piphany Rambler
1,000,000 Died To Make This Sound

There Is A Light

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