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Una roccia dal cuore tenero

Danko Jones torna a visitare i suoi fan italiani tra le quattro mura del Transilvania, ora di bianco dipinte e rinominate MusicDrome, dopo lo show di due anni fa, a cui era seguita una replica milanese in occasione dell’Eastpak Antidote Tour del Novembre 2006.

A scaldare il pubblico per i tre canadesi, questa volta ci sono i connazionali Die Mannequin, un altro power trio dedito anima e corpo al rock’n’roll più viscerale, con una nota di colore (rosa) dovuta alla presenza della cantante e chitarrista Care Failure, il fulcro e il centro di interesse assoluto della band. I giovani si atteggiano (molto) e divertono (abbastanza), dimostrando un carattere deciso e un’energia fuori dal comune, motori di un punk rock che spazia dalle venature pop tipicamente femminili all’infinito noise finale.
Sicuramente da rivedere, dal vivo piuttosto che su disco.

Gli ammiccamenti sculettanti della frontwoman di supporto distraggono piacevolmente dall’attesa per Danko Jones, che si fa pregare fin troppo prima di uscire a sudare sangue sulle assi milanesi. L’attacco è furibondo e non c’è un attimo per rifiatare tra i ruggiti e le smorfie del semi-colored dietro al microfono. La sua mimica facciale ha dell’incredibile: quello che non può a causa dell’asta e della chitarra che lo costringono, se lo concede con un viso prodigo di espressioni, tiranneggiate da una lingua lunghissima e superattiva, che non teme il confronto con la proverbiale collega in dote a Gene Simmons.

Avvicinatici a metà setlist, e superata l’eccitazione per fulmini come “Sticky Situation” e “First Date”, lo show comincia a trasformarsi, lasciando sempre più sfumare i connotati della forma canzone e virando verso un rumoroso e slabbrato rock’n’roll, che si alterna ai discorsi dell’istrionico Danko. Emergono, quindi, la simpatia, l’onestà e la tenerezza che contraddistinguono il cuore ricoperto di roccia del cantante canadese. Le sue parole aprono un canale di comunicazione emotivo ben diverso dalla solita espressività musicale e assumono a tratti anche una funzione sociologica. Potrebbero anche infastidire, viste in questo modo, ma la realtà è che si fondono ad una musica travolgente e sono ammantate di sincerità, tanto da dimostrare come l’attitudine e divertimento possano perfettamente coesistere con la sensibilità e la saggezza. Sicuramente una sorpresa per un fucking rock show.

Non è sorprendente, invece, la carica con cui l’intera band riversa tonnellate di riff sui numerosi convenuti: tutta la potenza degli ultimi dischi prende vita in questa eccellente serata, dimostrazione di una carriera ormai davvero solida e ricca di spunti di valore, forse appannati soltanto dall’ultima, alterna e indecisa, registrazione. Queste perplessità non trovano però riscontro nel groove massiccio e nelle accelerazioni martellanti che accompagnano la lingua vibrante di Danko Jones, uno che dichiara di sapere che bisogna percorrere una lunga strada per arrivare alla cima, se vuoi suonare rock’n’roll, ma ha deciso di percorrerne una ben più personale e orizzontale verso il cuore dei propri fan.

Code Of The Road
Samuel Sin
Play The Blues
Sticky Situation
King Of Magazines
Baby Hates Me
First Date
Take Me Home
Wait A Minute
Forget My Name
Still In Highschool
Sugar High
Invisible
Never Too Loud
Lovercall
Cadillac
The Mountain

City Streets
Way to My Heart
I’m Alive And On Fire

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