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Una sera di ordinaria follia

Esco di casa che la mia Fiorentina è salva. Nessuno pensava che il già retrocesso Novara potesse metterci alle corde in casa e tanto meno che il mister Delio Rossi perdesse in quel modo le staffe avventandosi come il migliore Muhammad Ali contro l’insolente giocatore serbo Ljajic, ma basta mantenere il pareggio per agguantare l’agognata salvezza a due giornate dalla fine del campionato se il Lecce in quel di Torino non riesce a fare punti contro la capolista.
Manca solo un quarto d’ora al fischio finale del signor Giannoccaro che metterebbe definitivamente la parola fine a una stagione maledetta e sfortunata, ma non posso arrivare tardi al Circolo Degli Artisti. Stasera i The Dillinger Escape Plan sono di scena.

Con la mente rivolta ancora all’Artemio Franchi di Firenze arrivo al Circolo quando il gruppo d’apertura, i Sincircus, ha appena terminato il suo set. Un piccolo capannello di tifosi non meglio precisati sta seguendo l’esito della partita della Lazio sul maxi schermo nel cortile esterno. Mi unisco a loro per ammazzare l’attesa del lungo cambio palco degli americani. Ci guardiamo in faccia rassegnati e comprensivi come solo un manipolo di drogatelli in fila davanti alla Asl per la razione quotidiana di metadone.

“Incredibile a Torino, errore colossale di Gigi Buffon, il Lecce pareggia a cinque minuti dalla fine!”

Oh, sorte a me avversa! Cagion d’affanni e di sospiri, quando scosterai la tua funesta mano? Quando porrai fine alle mie angosce?

Con la coda tra le gambe mi dirigo verso il palco, i Dillinger stanno per entrare in scena e il Circolo si è ormai riempito.
“Musici dilettate il mio animo ferito!” prego con il cuore in mano. E come per magia…il diletto fu!

Neanche il tempo di rendersene conto e dagli amplificatori partono a tutto volume i massicci riff di “Panasonic Youth”. Sotto al palco si scatena l’inferno: stage diving, tuffi carpiati, ginocchia volanti e gomiti che roteano come neanche nei peggiori bar di Caracas. I Dillinger dal canto loro, in preda a convulsioni epilettiche, si muovono a caso saltando e arrampicandosi su qualsiasi cosa in un totale delirio di tempi dispari e nonsense. Lacrime di gioia inondano il mio viso.
Stesso identico copione su “Milk Lizard”, “43% Burnt” e lo zoccolo duro dell’ultimo disco “Option Paralysis” come “Room Full Of Eyes”, “Gold Teeth On A Bum” e “Good Neighbor”.
Il frontman Greg Puciato, novello Gesù Cristo, cammina sulle teste dei ragazzi delle prime file per poi essere inghiottito, dopo circa cinque metri di miracolo, dalla folla festante. È l’apoteosi.
Ma l’apice della serata deve ancora essere raggiunto. Dopo più di un’ora di follia, durante la conclusiva “Farewell, Mona Lisa”, i Dillinger fanno salire on stage quante più persone gli capitano a tiro, fino a riempire totalmente la superficie del palco. Tutti cantano, saltano, si abbracciano. Il chitarrista Ben Weinman riesce anche a fare stage diving sul pubblico che occupa il palco in una straordinaria immagine da tramandare ai posteri, per poi distruggere non contento a fine brano la sua chitarra tra la gioia degli astanti e le imprecazioni del tecnico della band, che insegue indomito per tutto il locale i giovani fiondatisi sui resti della maltrattata sei corde.

I pochi sopravvissuti reclamano invano a gran voce un bis. Ma il gruppo non fa più ritorno, la serata termina qui. E poco importa se dovrò soffrire altri 180 minuti per vedere salva la mia Fiorentina, potrò sempre vantarmi con i miei pavidi amici, rimasti a casa davanti al computer o sotto le lenzuola a trastullarsi con la propria donna, di aver assistito a uno dei concerti più coinvolgenti della mia vita.

Panasonic Youth
Milk Lizard
Room Full Of Eyes
43% Burnt
Gold Teeth On A Bum
Black Bubblegum
Hollywood Squares
Weekend Sex Change
Sugar Coated Sour
Fix Your Face
Good Neighbor
Setting Fire To Sleeping Giants
Sunshine The Werewolf
Farewell, Mona Lisa

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