Home > Report Live > Una serata di cinema e musica

Una serata di cinema e musica

Aspettare un’ora e mezza l’inizio di un concerto non rende bendisposti nei confronti del gruppo che alla fine si esibisce. E chi scrive quel tempo ha atteso a causa di un problema con il proiettore dvd dei Mistaking Monks, ed era piuttosto esausta quando all’una il gruppo headliner finalmente è salito, vestito e incravattato, sul palco.

Sabato 19 gennaio al Centro Sociale Torchiera Senz’Acqua si sono esibiti i Fuzz Orchestra. Un live aperto con un’autocitazione, quel “Quen Sabe” che ispirò il titolo del secondo album dei Bron Y Aur da cui nacquero i Fuzz Orchestra (ci militavano Luca Ciffo e Fabio Ferrario). Un concerto curato, travolgente, un muro sonoro retto in particolare dalla batteria di Paolo Mongardi, uno spettacolo anche alla vista, con un’aria psicotica e una precisione spaventosa. L’avvento di Paolo ha trasformato i Fuzz Orchestra, rendendoli più violenti e meno psichedelici. Un concerto cupo, con Ciffo, grandissimo chitarrista, a dare il meglio di sé (anche per la varietà di smorfie fatte)

In un angolo del palco, l’iconografico Fabio Ferrario, che ringrazia ad ogni canzone e batte le mani e scuote la testa che sembra Monster dei Muppets, o un bambino entusiasta, o un santone indiano. Le passioni dei Fuzz Orchestra sono certamente il rock metal d’annata e la psichedelia, ma Ferrario porta tantissimi inseriti, anche tribali.
Un concerto austero, trascinante, cui hanno fatto da corollario gli inserti registrati tratti da vari film (una caratteristica che purtroppo molti gruppi senza cantato usano. Da Volonté a Pasolini e a Petri e Rosi).
I film sono stati la linea guida del concerto, dato che i Fuzz Orchestra sono stati preceduti dall’esibizione dei Mistaking Monks di Gianni Mimmo, che hanno sonorizzato una versione non integrale del film “Il Colore Del Melograno” di Serhej Paradjanov, del 1968. Un film felliniano, bellissimo, epico, sontuoso, fatto di tableau vivant di rara perfezione formale e di pulsante simbolismo. Inquadrature al limite del sogno, teatro rurale, tragedia mitica, della danza e del gesto simbolico, perfezione del dettaglio, fascino per la tradizione profonda e mistero, sono le forze impeccabili di un cinema trascendente.
Perfetti, i Mistaking Monks hanno musicato ciò che si vedeva sullo schermo. Una musica a volte pensosa, guidata dal sax soprano, altre incalzante, con una parte importante di percussioni e degli strumenti suonati (taisho koto su tutti) da Xabier Iriondo. Una forza drammatica, in parte tradizionale, in parte estremamente moderna, pervasiva, rumorosa, sensuale ed abbagliante.
Scroll To Top