Home > Report Live > Una vacanza per veri duri

Una vacanza per veri duri

Due headliner di rilievo, Comeback Kid e Shai Hulud, supportati dalle altre cinque band, per circa 7 ore quasi ininterrotte di musica hardcore di buonissima qualità, ecco l’Hardcore Holiday!

I cancelli rispettano l’orario previsto di apertura ma la gente scarseggia, siamo una cinquantina forse… e siamo sempre i soliti! Un’ora dopo si sentono i primi suoni dal palco e decidiamo di entrare.
Sono gli Your Demise che aprono questa domenica di hardcore. I cinque ragazzi di St.Albans, U.K., propongono un mix di metal, punk e hardcore in prospettive assolutamente non comuni e non scontate. Peccato per i suoni pessimi: la batteria, probabilmente microfonata male, non scandisce il ritmo; la voce e le chitarre, davvero troppo basse, vengono coperte da un basso che domina sugli altri suoni. Una band sicuramente interessante, magari da rivedere in un’occasione migliore per loro.

Il cambio palco è davvero veloce, almeno su questo lo staff sembra non deludere. È la volta dei Devil In Me, una band portoghese che propone un hardcore new school di tutto rispetto. Reduci da un tour europeo che li ha visti aprire per gruppi del calibro di Agnostic Front e A Wilhelm Scream, sono i migliori esordienti della giornata. I suoni non sono ancora ottimi ma la performance è davvero sorprendente. Iniziano i primi accenni di pogo, ma è ancora presto e il locale non si è riempito. Dopo un’ora lasciano il palco a dei veterani della scena italiana: i romani Strenght Approach. Nati negli anni ’90, si portano dietro le influenze hardcore di quel periodo, dimostrando di essere incisivi nella loro esibizione. Nel frattempo i suoni sono migliorati molto, la band sa bene di avere forti potenzialità ma il pubblico continua a non rispondere. Probabilmente qualcuno si aspettava un coinvolgimento maggiore, ma il loro live è stato comunque buonissimo.

Pausa sigaretta nel cambio palco ed entrano in scena i De Crew, che a Milano giocano in casa. I cinque ragazzi sono presenti sulla scena italiana da oltre 15 anni e hanno esperienza da vendere, i suoni sono molto precisi e tra i componenti si percepisce una forte coesione, ma non riescono a divertire; evidentemente l’affiatamento non basta a creare quell’enfasi che ci si aspettava. Ci riescono bene i To Kill invece, anch’essi romani, che riescono a risollevare l’umore del pubblico, che si unisce in un mosh spietato sui pezzi più battuti. Si percepisce una forte approvazione per loro, gli italiani si sentono fieri di avere dei talenti hardcore nella capitale. Tra i 5 straightedge c’è anche una ragazza alla chitarra che non delude affatto, anche se il frontman (JoshXMosh) è il migliore sul palco.

Finalmente si riesce a mangiare, soprattutto per far fronte ai successivi Shai Hulud, i più originali della giornata e sicuramente sottovalutati dal pubblico. Abbiamo avuto tempo di ascoltare e riascoltare l’ultimo album “Misanthropy Pure” e ora il live non delude. Il pubblico forse inizia a sentire la stanchezza e non risponde come merita la band statunitense. Io compresa. Il loro sound metalcore e progressive colpisce, anche se è un mix difficile da comprendere, che necessita di tempo e attenzione. Infine i Comeback Kid, per cui è qui la maggior parte del pubblico, sfoderano un talento mostruoso. Durante i primi pezzi il pubblico osserva, ma non appena il cantante inizia ad approciarsi con più cattiveria si scatena un caos totale, surf tra la folla e stage diving a non finire. I più appassionati sono sotto a cantare nel microfono di Andrew Neufeld, mentre dei circle pit davvero violenti occupano la zona centrale del locale. Una performance sorprendente e davvero accattivante.

Il festival si può dire sicuramente riuscito, anche se le imperfezioni iniziali dei fonici sono state rilevanti per il buon esito della giornata. L’esibizione degli headliner ha comunque accontentato e risvegliato un pubblico che sembrava davvero troppo spento e annoiato durante l’arco della giornata.

Scroll To Top