Home > Recensioni > Unearthly Trance: Electrocution

The drugs no longer work?

Si erano già fatti apprezzare con “In The Red” e “The Trident”, usciti per due giganti dell’estremo come Rise Above e Relapse. Tornano ora con “Electrocution” gli Unearthly Trance, sempre su Relapse, sempre brutti, cattivi e sporchi.
I dischi precedenti erano una miscela ultraviolenta di doom, accelerazioni thrash, sprazzi black, momenti psichedelici, il tutto costruito intorno ad un concept che tratta di tante cose molto belle ma soprattutto di tanta, tanta droga.
Be’, qui non è che sia cambiato molto, qualitativamente parlando. Quella che è cambiata è la miscela degli ingredienti.
Esempi sparsi.
“Chaos Star” apre il disco con un riff che sembra uscire da un lavoro a caso degli ultimi Primordial, illude con un rallentamento, si trasforma in una manata hardcore che pare venire da un disco dei Breach. E finisce così.
“God Is A Beast” inizia sludgy, ritorna su territori più qualcosacore, si conclude con un feedback di un minuto.
Poi per dire, c’è una “Diseased” che sembrano gli Slayer di “South Of Heaven” cantati da Phil Anselmo, salvo poi ritrovare i Primordial.
Qui e là troviamo i Neurosis, soprattutto nella traccia di chiusura “Distant Roads Overgrown”.
Insomma il solito polpettone di influenze che aveva caratterizzato i predecessori, solo che questa volta la virata è nettamente più in direzione cattiva/pestona. Meno pissichedelia e più viuleeenza.
Il che, purtroppo, fa perdere parte del fascino malato e ossessivo che rendeva gli Unearthly Trance una band interessante et promettente. E così, “Electrocution” è uno di quei dischi che ti spazza via ai primi ascolti ma al quale, azzardiamo, verrà poca voglia di tornare in futuro.
Non è una bocciatura, anche perché le canzoni ci sono, i suoni sono ottimi, la copertina è bella, bla bla. Solo, lasciateci esprimere la speranza che ritorni un po’ di quell’ispirazione perduta. Del tipo “cambiare pusher è stata una pessima idea”, ecco.

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