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  • Universal Sex Arena: Romancitysm

    La Tempesta Dischi / none

    Data di uscita: 07-10-2014

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Ok, calma. Ho appena ascoltato l’ultimo disco degli Universal Sex Arena, “Romancitysm”. Non li conoscevo per niente, fino a questo momento. La prima domanda che mi  è venuta  in mente è stata: “ma questi cosa c**** suonano?” Tuttavia me lo sono chiesto non con senso di disgusto o ribrezzo. Al contrario. Perché l’album, nella sua stranezza, spacca. Scusatemi, ma un termine migliore non mi viene in mente.

 

Cercando di mettere un po’ in ordine le idee, parliamo di questo “Romancitysm”.  La prima cosa che risalta all’orecchio è la durata di certi brani: si superano i nove minuti. Pezzi come “Breathe The Light”, “Take My Shirt Off” e “The Ghost Town” farebbero la loro degna figura in un album progressive dei tempi d’oro. “Eresia, questi non suonano prog rock”, potrebbe dire un loro accanito fan. Tutto vero, anche se la filosofia è  molto simile (l’album è un concept sulla città. Da un po’ di tempo non rispolveravo questa etichetta per descrivere un disco). Il genere, in realtà, è una folle miscellanea di dosi punk (la voce del cantante), ritmiche tribali (vi sono due batterie all’interno del gruppo) e approcci soul blueseggianti (basso pulsante e chitarre limpide). Insomma, tutto e niente. E stranamente funziona.

 

Detto questo, lascio il giudizio agli ascoltatori. Ci vuole tempo per assimilare questo disco. Per chi ama etichettare tutto per forza, quest’album rappresenta il crollo di ogni certezza. Chi ama la musica così com’è, cioè senza dover per forza trovare un senso a tutto,  allora potrà sguazzare in queste “canzoni” sghembe, apparentemente senza filo conduttore. Un avvertimento però: attenti a non inciampare. Perché “Romancitysm”, tra le altre cose, fa ballare.

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