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  • Unleashed: Hell’s Unleashed

    Unleashed

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Lay down your souls to the Hell’s rock’n’roll

Sono tra noi i deathster svedesi Unleashed. Il ritorno di questi quattro veterani mostra un gruppo ancora in gran forma che saprà quasi certamente riaccattivarsi la simpatia dei vecchi fan della scena estrema scandinava e, perché no, di qualche neofita. La nuova release, battezzata “Hell’s Unleashed”, viaggia con disarmante scioltezza lungo quindici tracce di pregevole fattura. Il groove trasmesso da pezzi come la title-track, “Demoneater”, “Death Metal”, “Triggerman” o “We’ll Come For You” è a dir poco impressionante se si pensa che il gruppo ha ormai sulle spalle dieci anni di onorata carriera ed altrettanti album all’attivo. È bello vedere come una band sappia rinnovarsi mantenendo per lo più intatti quelli che sono i propri connotati essenziali da sempre. Ma l’aspetto più positivo di “Hell’s Unleashed” risiede nella vena di stampo roadie/rock’n’roll che questi quattro ragazzi hanno saputo imprimere alle nuove composizioni, conferendo così un tiro ed un appeal di indiscusso spessore al tutto. La voce di Johnny è quella sporca, tipica delle sonorità estreme, mischiata ad un’attitudine prettamente motorheadiana. Ovvio, il background “death” che aveva caratterizzato i nove dischi precedenti è sempre dietro l’angolo, ma questo nuovo capitolo apre una strada inesplorata che, oltre a prefigurarsi quanto mai interessante, potrebbe anche dimostrarsi potenzialmente proficua. Il paradigma più chiaro di questo concetto è senza dubbio “Death Metal”, brano che con il solo break vocale “Lay down your souls to the Hell’s rock’n’roll!” vale il prezzo del biglietto. Un tuffo al cuore per i nostalgici di turno. Che poi nei suoi 46 minuti “Hell’s Unleashed”, nonostante numerosi episodi a tempi metronomici da urlo, presenti anche momenti cadenzati come il vecchio papà death metal comanda, è un altro paio di maniche. La forza di questo full-length sta tutta nella durata media dei brani (tre minuti circa), capace da sola di conferire immediatezza e compattezza ad un lavoro che, tra produzione eccellente e grande attitudine, registra anche un’ottima prova dei singoli strumentisti. Un gradito ritorno, quindi, da ascoltare in macchina con volume al palo.

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