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Uno sguardo al documentario: “L’Amore E Basta”, incontro con Stefano Consiglio

Nell’ambito della rassegna “Uno sguardo al documentario. Incontri con il cinema italiano”, martedì 22 settembre è stato presentato al Cinema Lumière “L’Amore E Basta”, di Stefano Consiglio.
Il film mostra una serie di nove interviste a coppie omosessuali, inframmezzate da animazioni colorate e precedute da alcune brevi testimonianze di bambini e da un brano di Aldo Nove letto da Luca Zingaretti.

Il regista è stato introdotto, prima della proiezione, dal presidente della Cineteca di Bologna Giuseppe Bertolucci, che ha accennato alla sua relativa marginalità in quanto cineasta.
Dopodiché, Milena Naldi, Assessore alle Politiche abitative e al Coordinamento dei Quartieri, ha tenuto molto a intervenire in rappresentanza del Comune di Bologna, rivendicando la totale apertura della città nei confronti delle coppie di fatto, che qui hanno tutti i diritti in questo momento di omofobia e di ritorni di barbarie.

L’assunto portante del film di Consiglio, come lui stesso ha dichiarato al termine della proiezione, è il passaggio da parte degli omosessuali dalla rivendicazione della diversità alla rivendicazione della normalità.
Lo spunto iniziale, in ogni caso, si trova nei termini di una domanda che si è rivolto: “Ma che cosa ne so io dell’amore omosessuale?”.
Forse, quindi, un omosessuale avrebbe affrontato la questione in una maniera differente, mentre Consiglio voleva sapere proprio le cose più semplici e fondamentali.

L’autore ha puntualizzato allora che il film non vuole avere alcuna pretesa sociologica o statistica, né tanto meno vuole porre come esemplari le storie che vi si raccontano.
Una ragazza del pubblico, tuttavia, dopo essersi presentata come lesbica ha mosso una critica notando che il film appare conservatore e monocorde, in quanto il modello d’amore che vi si illustra è quello socialmente approvato, al quale solo sembra che gli omosessuali aspirino. Pertanto, vi si nasconde un forte messaggio di conformismo, allo stesso tempo fuorviante e pericoloso.
Consiglio ha ribadito che non è un sociologo e che non è possibile raccontare tutte le sfaccettature, come in un catalogo ragionato. Inoltre, ha rigettato del tutto la definizione di “convenzionalità”, specificando che la sua, piuttosto, è stata una scelta precisa, che può piacere o meno. La nascita del possibile equivoco probabilmente sta nell’etichetta di “documentario”: è questa a essere, almeno qua, del tutto convenzionale, venendo utilizzata perché ci sono “attori” non professionisti che vengono intervistati, e non tenendo affatto in considerazione la soggettività e le scelte del regista.

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