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Uochi Toki: Trasversali come niente che tu riesca a immaginare

Con la loro particolare formula di hip hop rumorista, ironico e deviante, gli Uochi Toki si sono fatti strada attraverso le giungle dell’underground grazie a un talento che trascende i generi musicali; il gradimento riscontrato tra il pubblico del MIAMI ne è un’ulteriore prova. Chiacchieriamo con Rico che, pur essendo anche un fonico, non fa discorsi noiosi e incomprensibili. Anzi.

Come vi ponete quando vi trovate a suonare a un grande evento come il MIAMI? In uno dei vostri brani avete stigmatizzato il comportamento di chi va ai concerti per socializzare e non sta attento alla musica…
Un lato positivo di un festival di questo tipo è che ci sono un sacco di nostri amici, che normalmente sono tutti sparpagliati in giro per l’Italia. Forse loro non stanno attenti, ma non è importante, sanno già chi siamo e come la pensiamo su alcune cose. Le situazioni con così tanto pubblico ogni tanto ci capitano, e di solito la reazione è buona, statisticamente il grande pubblico reagisce meglio di quello selezionato che magari viene a sentire solo noi. Chi non ci conosce può farlo in quel momento e farsi subito un’opinione. Anche quando abbiamo suonato con Caparezza alla festa di Radio Onda D’Urto è stato bellissimo, probabilmente in quel caso c’era un pubblico più propenso a seguire i testi, anche se lui li mette in una bella cornice pop mentre noi abbiamo solo la parte fastidiosa della musica.
I palchi grossi ci piacciono, io riesco a sentirmi veramente bene, e so che fuori la resa è quella che mi aspetto dai miei concerti ma che non riesco a ottenere sempre, soprattutto nei club con impianti di dimensioni più piccole.

Com’è nato il disco “La chiave del 20″ con gli Eterea Postbong Band?
Li abbiamo conosciuti per caso. Gli Ovo, di cui sono il fonico, avevano una data con loro ma per ragioni economiche non potevano farcela, quindi li abbiamo sostituiti. Ci siamo messi in contatto con gli Eterea, e si sono mostrati gentilissimi; poi li abbiamo visti dal vivo e ci sono sembrati devastanti, la migliore band italiana! Abbiamo fatto una bella serata e siamo rimasti in contatto, con l’intenzione di fare uno split. Ma poi abbiamo pensato che poteva sembrare una cosa un po’ buttata lì, è c’è venuta l’idea di fare un concept album. La cosa che potevamo avere in comune con una band dal tiro così danzereccio era parlare di un luogo come la discoteca, da prospettive differenti. Abbiamo fatto una riunione per decidere gli argomenti e poi ci siamo chiusi nello studio Fiscerprais per registrare i brani. Visto che lo studio è mio, avremmo potuto registrare i brani dei Uochi Toki in un altro momento, invece abbiamo fatto tutto insieme per fare in modo che lo spirito del progetto uscisse. Tra l’altro, per fare le sonorizzazioni, anziché registrare in studio e mettere i plug-in, abbiamo registrato delle parti con una vera telecamera, per dare questa sensazione stereofonica da produzione cinematografica scrausa. Per darti l’idea di quale fosse il nostro budget, per passare l’audio ci siamo fatti dare il cavo apposito in prova dal centro assistenza perché costava 35 Euro. L’abbiamo usato per riversare l’audio, poi l’abbiamo riportato dicendo che non era quello giusto… (risate)
È stato tutto fatto insieme in studio, quindi. Una sera eravamo distrutti, ma ci è venuta l’idea di fare il trailer. La cosa ci esaltava tantissimo, quindi ci siamo messi a scrivere i testi, ed è andata a finire che l’abbiamo registrato alle sei del mattino.
[PAGEBREAK] Come ti spieghi il fatto che la discoteca sia un tema ricorrente per chi fa musica? È un mondo che affascina anche se non se ne approva l’organizzazione del divertimento?
Sai com’è, in Italia sei comunque messo di fronte a cose come la cucina, il calcio o la discoteca, che sono alcune tra le vere istituzioni del nostro Paese; sia che tu condivida, non condivida o condivida parzialmente, un po’ ti senti chiamato in causa, ti chiedi perché così tanta gente si diverta in questo modo. Standone fuori te lo chiedi ancora di più, dopotutto se ti piace andare in discoteca per bere e trovare le ragazze magari sei portato a pensare che le cose stiano così e basta; se invece queste cose non ti piacciono e ti trovi di fronte a milioni di persone che le fanno, la cosa ti spiazza. È un argomento così forte che è inevitabile andarci a sbattere prima o poi.

Parlando invece di “Laze Biose” mi sembra che da esso traspaia una certa istintività e un’attitudine da buona la prima nonostante abbia una struttura più tradizionale dei vostri lavori precedenti. Confermi?
Con “Laze Biose”, anche se non se n’è accorto nessuno, noi volevamo fare un disco pop. C’è stato molto lavoro di produzione, abbiamo puntato a qualcosa di più lineare. Poi il concetto di buona la prima noi lo applichiamo sempre e comunque. Io e Napo ci conosciamo da così tanto tempo che le cose vengono fuori automaticamente, per i live non proviamo mai, ad esempio. Io preparo le basi e decidiamo assieme quali testi metterci. Anche per i dischi c’è una divisione completa del lavoro, io so cosa piace a Napo e lui sa cosa piace a me. Per il prossimo disco abbiamo deciso prima la scaletta, e io ho proposto le basi che secondo me potevano abbinarsi meglio ai testi.

Anticipazioni sul nuovo disco?
Allora, registreremo in Agosto, abbiamo già tutte le basi pronte e tutti i testi tranne uno che è solo abbozzato. Sarà un percorso dal reale all’irreale tramite la descrizione di personaggi: Napo li narrerà in prima e in terza persona partendo da quelli più concreti, come ad esempio alcuni nostri amici, persone realmente esistenti e fatti realmente accaduti. Poi i personaggi inizieranno a diventare sempre meno credibili, come ad esempio nel caso delle figure del nonno e del bisnonno di Napo; poi sarà la volta di un episodio della vita di Napo, quando si iscrisse a danza classica, che risulta decisamente irreale nonostante sia vero, e tratterà appunto di quanto la gente proietti le proprie opinioni sulle persone.
Il passaggio successivo sarà quindi la descrizione di personaggi irreali in situazioni reali: Napo si calerà nei panni di un piromane, di uno spadaccino e di un negromante (risate). Man mano i personaggi diventeranno sempre meno reali e meno credibili, fino ad arrivare all’ultimo pezzo dove sarà descritta “la bestia”, il concetto massimo di astrazione e distanza dalla realtà.
Il titolo non te lo garantisco, ma dovrebbe essere “Libro audio”, in quanto sarà una vera e propria raccolta di racconti su policarbonato.
La struttura chiastica del disco sarà rispecchiata anche dalla parte elettronica: si inizierà con beat semplici e inquadrati, vicini al concetto standard di hip hop; nel brano in cui avverrà il ribaltamento dalla realtà all’irrealtà la batteria partirà acustica, saranno inserite delle drillate che faranno capire che non si tratta di una batteria vera e da lì si passerà all’elettronica pura; fino a giungere a “la bestia”, che sarà completamente astratta anche dal punto di vista dei beat.

Concludiamo con una domanda banale, ma sono personalmente curioso: cosa ascoltate?
Allora, cerco di immaginarmi la cartella musica del mio computer… gli Estradasphere, TNT dei Tortoise, Meshuggah, Agoraphobic Nosebleed, Amon Tobin, Venetian Snares, Converge, Mars Volta, Mr Oizo, Zona MC… sì, anche Zona MC, non ci credi?

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