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  • Urban Tale: Urban Tale

    Urban Tale

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Raffinatezze finniche

In seno ad un genere musicale in preda ad una sempre più evidente crisi creativa, e che pare sopravvivere solo grazie all’inesauribile vena di veterani con qualche decennio di attività alle spalle (devo davvero fare i nomi?), sta diventando sempre più raro imbattersi in volti nuovi che possano infondere un po’ linfa vitale a questo genere. Raro, ma non impossibile, come ci dimostra l’album d’esordio di questo quintetto finlandese. Nati come cover band dei Journey, gli Urban Tale si sono evoluti in una band vera e propria che, grazie al contratto da poco siglato con la Frontiers, si affaccia oggi sul mercato proponendo un interessantissimo melange di pomp rock/AoR sapientamente dosato con spunti al limite del progressive. Pur non nascondendo di ispirarsi a mostri sacri del genere come -sorpresa, sorpresa- i Journey ed i Toto, la band offre un sound magari non originalissimo, ma sicuramente personale e, importantissimo, estremamente godibile. Delle 11 tracce che compongono il disco è doveroso citare l’immensa “Circus” (uno dei miei pezzi preferiti del momento) in cui la tipica melodia AOR si sposa con il progressive più classico in un ibrido tanto affascinante quanto convincente. “Kings Of Hearts” è un autentico delirio melodico mentre “One Day” è l’obbligatorio ballatone strappalacrime: niente di nuovo, per carità, ma a differenza di tante scontate ballads che infestano i solchi delle odierne produzioni, qui troviamo anche quel minimo di feeling che salva il brano dall’oblio immediato. Bellissima anche “Engine” ma, come dicevo, tutto l’album vive su elevati livelli qualitativi in virtù di un song-writing mai scontato e dell’eccellente padronanza tecnica dimostrata dai 5 ragazzi finlandesi. Veramente bravi.

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