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  • Urban Tales: Diary Of A No

    Urban Tales

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Il clone imperfetto

Se si dovesse o si potesse giudicare solamente l’impegno profuso per la realizzazione di un album, il debut dei portoghesi Urban Tales non avrebbe molto da temere al confronto con i grandi del gothic metal europeo. Purtroppo però non si può limitare il valore di un disco a questa, per quanto sostanziosa, caratteristica. “Diary Of A No” si inserisce in un panorama musicale già saturo di band clone e di proposte costruite a tavolino per sfruttare l’onda mediatica iniziata con fenomeni “decadenti” quali Evanescence, The Rasmus, Him e compagnia.
L’incontro tra le tinte oscure di un songwriting cupo e melanconico e l’alternarsi di ballate strappalacrime a mid-tempo orecchiabili e catchy si risolve, in questo caso, in una indefinibile sensazione di straniamento, al limite della noia.
Benché le influenze siano di nobili origini (Paradise Lost, Anatema, Opeth), la risultante si perde nella ricerca della hit da classica, nell’emulazione di quel gotico internazionale che ha fatto la fortuna di alcuni e la rovina di molti.
Il cantato sofferto ed emozionale di Marcos César si inserisce in contesto ritmico e melodico teso ad accontentare folle di teenager monocromatiche in febbrile attesa del nuovo fenomeno da idolatrare e poi dimenticare, con tanto di citazione Linkin Park-iana nel proto-rap di “Stronger”.
Ahinoi, oggi come oggi, anche scimmiottare i V.I.P. non garantisce più un posto nella top chart.

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