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Uriah Heep: Into The Legend

È sempre un’emozione dover porre delle domande direttamente ad un’autentica leggenda vivente del rock. Mick Box degli Uriah Heep può a pieno titolo fregiarsi di cotanto titolo.
In forza alla line-up britannica fin dal 1968-69, quando ancora questa si chiamava Spice, il chitarrista è rimasto l’unico componente costante della band durante tutti i cambi affrontati nel corso degli anni fino ad oggi.

Coerenza inespugnabile o inguaribile cocciutaggine? Quale sia la ragione di cotanta fedeltà e devozione alla propria causa, va comunque molto probabilmente attribuita a lui la costante qualità dei lavori di una delle migliori realtà rock inglesi degli ultimi 40 anni insieme a Led Zeppelin e Black Sabbath.

Ma ecco cosa ci ha raccontato Mick stesso sul nuovo CD “Into The Wild” ed altro.

Ciao Mick, è un piacere ed un onore per me avere la possibilità di chiacchierare con te, da grande fan degli Uriah Heep quale sono. Come stai e come sta andando finora il nuovo CD?
Sono in ottima forma grazie. “Into The Wild” sta andando alla grande. Nella prima settimana di uscita è apparso nelle classifiche di tutta Europa e le recensioni sono state super positive per cui non ci si può lamentare.

Dimmi di più su “ITW”, la sua nascita, il suo significato e come lo collocheresti nella lunga discografia della band.
È l’evoluzione naturale di “Wake The Sleeper” ma con un sapore più rock. C’è il consueto marchio Uriah Heep, le armonie, l’Hammond e la chitarra piena di wah wah!

Quale delle nuove canzoni considereresti particolarmente importante? Di cosa parlano i testi?
“Trail Of Diamonds” sembra ricevere molta attenzione ed è una delle song più epiche. Parla di qualcuno che si trova in stato catatonico. “Nail On The Head” è l’ovvio singolo che piace a tutti ed il titolo è sostanzialmente un modo di dire inglese che significa avere assolutamente ragione.

Al momento state lavorando con una label, la Frontiers, che ha sede nel nostro paese, l’Italia. Com’è lavorare con loro finora? Quale tipo di relazione avete con la nostra nazione? Avete in programma qualche concerto da queste parti?
Ad oggi il rapporto con la Frontiers è stato grande. È bello che loro capiscano il nostro genere ed infatti il loro roster è pieno di rock band, pertanto è un buon posto in cui essere.
[PAGEBREAK] Credo che “Money Talk” sul nuovo CD possa essere rapportato da un punto di vista musicale e ritmico direttamente a “Suicidal Man” tratta da “Wonderworld”. Sei d’accordo?
“Suicidal Man” è un 4/4 mentre “Money Talk” è in 3/4 per cui ci sono differenze sostanziali. Credo che sia difficile onestamente per me paragonarle.

Cosa si prova ad essere considerati come una grande influenza per migliaia di musicisti, molti dei quali famosi? Hai mai sentito cover degli Uriah Heep fatte da altri nomi noti che per qualche motivo ti sono o non ti sono piaciute?
Ne ho sentite letteralmente a centinaia. Non ne ho di preferite visto che ce ne sono così tante. Avere un ascendente così grande su altre band è davvero fantastico.

All’inizio della carriera della band e di nuovo dalla seconda metà degli anni ’70 fino alla seconda metà degli anni ’80 la line-up della band fu molto instabile. Quanto fu frustrante per te relazionarsi con questa situazione siccome sei l’unico membro permanente della band dal primo giorno ad oggi? Credi inoltre che tutti questi cambi di formazione abbiano in qualche modo influito sulle fortune della band e sulla musica?
Sono sicuro che in minima parte tutto ciò abbia influito, ma d’altra parte i cambiamenti fatti erano inevitabili. Se non altro i numerosi musicisti che sono stati coinvolti nella band sono sempre stati di altissimo calibro. Questo ci ha permesso di mantenere un alto standard qualitativo delle nostre uscite

Ora ho un paio di domande scomode se me lo concedi. Led Zeppelin, Black Sabbath, Deep P.urple. Questa è considerata abitualmente la divina triade dell’hard rock britannico dei seventies. La mia modesta opinione è che gli Uriah Heep siano più interessanti e vari dei Deep Purple ed abbiano canzoni più belle. Ti secca essere considerato solo il quarto in quella lista?
Onestamente non mi tocca in quanto i fans sono la cosa che conta. Loro sono quelli che comprano i CD e vengono ai concerti. Poi ad essere onesti noi siamo stati gli ultimi ad uscire in quella lista e pertanto forse siamo stati considerati anche in base a questo fatto.

Questa line-up, tolto il fatto della recente defezione di Lee Kerslake, è la più duratura essendo stata invariata per circa 20 anni. Ma molti vedono ancora gli Uriah Heep come la band con David Byron alla voce e Ken Hensley alle tastiere, considerando tutto ciò che viene dopo come di secondaria importanza. Come ti rapporti con questo e quanto è importante per voi relazionarvi con il vostro passato?
Non posso farmi coinvolgere da questo genere di discussioni. Se qualcuno non ama ciò che facciamo ora per me è ok e se vogliono rimanere ancorati al passato va bene lo stesso. Non puoi accontentare tutti ma abbiamo una nuova audience giovane che viene a vederci live e questo è molto incoraggiante.
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Come appena accennato, questo è il primo CD registrato senza Lee Kerslake alla batteria in 30 anni. Anche di più se si tiene conto di tutte le release degli anni ’70 a cui prese parte. Cosa è successo con lui e vorresti presentarci Russell Gilbrook, il vostro nuovo batterista?
Lee ha avuto dei problemi di salute che non gli hanno permesso di poter continuare con la tabella di marcia degli Heep. Abbiamo audizionato Russell e lui è arrivato con una sua identità ed energia che si sono adattate perfettamente con quelle della band. Non volevamo un clone di Lee siccome ci può essere un solo Lee Kerslake che conosciamo bene ed amiamo. Russell è arrivato e ha fatto suo il drumming della band.

Il tour è iniziato in aprile. Come sta rispondendo il pubblico alle nuove song che proponete in sede live? Quante tracce suonate da “Into The Wild”?
Le nuove canzoni vengono accolte con molto entusiasmo il che è davvero incoraggiante, soprattutto visto che abbiamo iniziato il tour prima dell’uscita del CD. Siamo deliziati dalle reazioni.

Momenti più belli e più cupi della carriera degli Uriah Heep?
Di momenti brillanti ce ne sono stati molti, ma i più cupi sono legati alla perdita di David e Gary. Ripiegando sulla line-up di “Conquest”.

Ok Mick, grazie mille per il tuo tempo e per aver condiviso con Loudvision i tuoi pensieri. Sentiti libero di dire cosa preferisci al pubblico italiano.
Siete fantastici, grazie a voi.

Grazie a Mick, per 41 anni di release importantissime ed indimenticabili. Potere del rock.

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