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Urlo di amore-odio per quei tuoi occhioni blu

Ed eccoci qui, al quinto album della cricca britannica più in voga del momento.
Ma ciao! Siete diventati più commerciali di Shakira: ormai ci si chiede se sia stato davvero giusto considerarvi una band alternativa-forreal ai tempi di “Yellow” e “Trouble” o se sia più giusto considerare che ai vostri concerti ci vanno i fan di Ligabue e prenderne atto. Punto.
I fan più obbedienti e pieni di speranze avevano stretto i denti ai concerti di “Viva La Vida”, pensando “ci sono i palloncini colorati ma in fondo in fondo nei loro cuoricini suona ancora una malinconia in bianco e nero”.
Previsioni sbagliate: i sintetizzatori hanno preso il sopravvento, i fan si sono trasformati, Chris Martin si fa tagliare i capelli da Rihanna e già che c’è le dice “Facciamo una brutta canzone insieme!”

E in molti dicono “Sì, però basta con questa nostalgia dei primi album: i Coldplay si sono evoluti!”.
A parte il fatto che non tutti considerano evoluzione il passaggio depressi&pallidi-tamarri&palestrati, in ogni caso allora perché anche in quest’album echeggiano pezzi che sembrano presi di sana pianta da “A Rush Of Blood To The Head”, come ad esempio “Us Against The World”, “U.F.O” e “Up In Flames”? Sono messe lì a fare pat-pat sulla spalla ai fan primitivi o cos’altro?

C’è da dire in ogni caso che il disco non parte malissimo: un bell’hype iniziale da sigla degli anni ’90 sfocia in “Paradise”, che sembra fatta apposta per rimanerti in testa 24/7 così come “Every Teardrop Is A Waterfall”; di “Princess Of China” è stato già detto abbastanza sopra.
La verità è che la canzone che sembra imporsi su tutte è “Major Minus”: la voce di Chris si equilibra bene con i riff delle chitarre e i vuoti, creando un ritmo incalzante, che rimane sì in mente, ma senza tediare. Finisce al momento giusto, al contrario di altri pezzi che si dilungano un po’ troppo senza novità strabilianti.

Sì, però è un concept-album, in cui le canzoni si legano l’una all’altra sia a livello tematico sia musicalmente, grazie all’introduzione di micro-tracce che funzionano da legante! – borbotterà qualcuno.
Ok, lo era anche “Viva La Vida” e meglio, dal momento che in quell’album si percepiva il loro impegno, tutti concentrati a fare bene per non deludere con la svolta elettronica. In “MX” doveva esserci la limatura di quel lavoro iniziato, ma invece di usare la lima per unghie hanno usato quella del falegname.
Cosa viene fuori? Un album con un titolo impronunciabile, con troppi colori dentro e che dà l’impressione di voler fare cassa e poco più.
Non li preferivamo quando si vestivano di nero ed erano tutti impacciati sul palco? Quando Chris Martin cadeva per terra davanti a poche persone in modo disastroso e sorrideva tutto imbarazzato?

Manca una metafora in questo articolo: questo album è come quando la mamma entra nella tua cameretta e ti dice “dai, mettiamo tutti i tuoi giocattoli in soffitta” e tu la guardi un po’ pensoso e dici “mamma, quando fai così assomigli proprio a Rihanna”.

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