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Useless Wooden Toys: Balliamo tutto l’anno

Dopo il loro album d’esordio, “Dancegum” e “La Bomba”, singolo che vede la collaborazione di Mistaman, tornano gli Useless Wooden Toys con “Piatto Forte”, un disco il cui nome già ci dice molto… ce lo racconta Riccardo Terzi.

Cosa devono aspettarsi i vostri fan da “Piatto Forte”, il disco in uscita a settembre?
Secondo noi siamo diventati più bravi! (ride, ndr) Il nuovo disco è un disco ricchissimo di collaborazioni che abbiamo raccolto in circa un paio d’anni. Lo stile non è cambiato, ma si è affinato ed è più facilmente riconoscibile. È rimasta la nostra capacità di andare un po’ a ripescare da mondi più o meno vicini e mischiarli insieme come funk, house e hip hop, che è un elemento chiave della nostra formula. E poi tante canzoni perché questa è un po’ la chiave di “Piatto Forte”: la volontà di produrre pezzi facilmente fruibili pur producendo musica elettronica tant’è che parliamo di 12-13 canzoni fatte di strofe e di ritornello. Comunque direi che la formula è sempre la stessa!

“Piatto Forte” è un mix di electro, indie e rap con un pizzico di disco, ci raccontate la sua genesi?

Volentieri! Come hai detto “Piatto Forte” è sicuramente un gran frullato! Abbiamo iniziato a lavorarci circa due anni fa, quando eravamo ancora alle prese con la nostra attività di dj set live, mettendo insieme le idee e collezionando le basi da proporre ad altri artisti. Siamo arrivati a settembre dell’anno scorso con lavolontà di andare in studio e finalizzare quello che all’inizio noi pensavamo fosse tutto il disco.

E non è stato così?
No, ne ha costituito solo il 75% perché siamo tornati in studio a maggio. “Il Tirannosauro” stesso è l’ultimo pezzo che è arrivato a chiudere quello che oggi è il disco. Con noi c’era Tommaso Colliva, che ha lavorato con Calibro 35 e Afterhours proprio perché volevamo provare ad avere un suono molto analogico, più caldo perché la nostra è una musica che nasce in studio ma c’è sempre la voglia di renderla più viva! Arrivati a quel punto abbiamo iniziato a proporre il lavoro alle case discografiche e abbiamo trovato terreno fertile in EMI con cui abbiamo iniziato a chiacchierare e a delineare il progetto non solo dal punto di vista musicale.

E poi ci sono tante collaborazioni all’interno del disco…

È sicuramente un disco fatto di tantissime collaborazioni nate grazie all’incontro con tante persone, provenienti spesso dall’indie music, con cui c’è stata reciproca stima e dall volontà di mettersi un po’ in gioco in qualcosa di diverso. La cosa bella del nostro progetto è stata quella di crescere, di trovarsi in studio e lavorare insieme. A volte l’idea iniziale di un pezzo non era quella iniziale perché se noi siamo stati in grado di influenzare questi artisti e cambiare la loro modalità di approccio, allo stesso tempo è successo anche il contrario ed è proprio quello che volevamo! Penso che questa cosa si senta abbastanza nel disco!

Avevate già chiaro su quale base avrebbe rappato ognuno di loro? Nascono prima le basi o i testi?

Non c’è una formula unica! È più facile che magari nasca un beat e da quello si provi a lavorare insieme pian pianino andando avanti step by step. In altri casi, come per la canzone con Amari, siamo partiti dal testo perché è un pezzo che Pasta e Dariella avevano da tempo. In questo caso, avendo il testo un taglio un po’ malinconico, abbiamo cercato di esaltarlo con le basi.

Cos’è cambiato rispetto ai lavori precedenti?

A nostro giudizio si è sicuramente evoluta la capacità di scrittura della canzone e poi c’è anche un pizzico di volontà in più, rispetto ai dischi con Mistaman, di lanciare qualche messaggio: in “Piatto Forte” molti testi sono agrodolci e tutto il lavoro ha un taglio autoironico e satirico da cui emerge la volontà di ridicolizzare e divertire, noi stessi in primis, ma anche gli altri.

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In attesa del disco, questa estate avete intrattenuto i vostri fan in rete col video de “Il Tirannosauro”, come nasce l’idea del video?
Il video è nato insieme a Dude, una casa di produzione di amici a Milano che ha una marcata passione, esattamente come me e Gilberto, per il mondo del web e per il modo in cui il linguaggio del web ha molto modificato la modalità di comunicare anche a livello visivo. L’intento era provare a replicare in chiave sub-ironica e secondo una logica più italiana, un mega fenomeno virale video che è stato “Barbra Streisand” dei Duck Sauce. Al video hanno partecipato tanti amici dalla scena artistico-musicale milanese (Ministri, Enrico Gabrielli, Carlo Pastore) che giocano con questo personaggio, il tirannosauro, che è lo stereotipo di quello che noi diciamo nella filastrocca del pezzo.

Spiegaci!
Ognuno può interpretare il pezzo “Il Tirannosauro” come vuole però l’Italia oggi è piena di tirannosauri, un po’ cafoni, che non hanno rispetto per il prossimo, che cadono sempre in piedi e allora è nata l’idea di questo tirannosauro dal sorriso un po’ beffardo e furbetto vestito in maniera esagerata, cafona e strafottente… e da qui l’abito di Elvis con le frange rosa shocking. L’idea è piaciuta molto a Wired e siamo partiti veramente forti come numeri sul web.

Il video riecheggia la logica dei social network ed è stato preceduto da alcuni viral video, quali sono i pericoli e le opportunità che la rete offre a un artista?
Noi siamo un progetto nato nel web e spero che ci rimarremo anche perché fuori dal web non c’è più spazio! Oggi in Italia trovare spazio per un proposta musicale sui media tradizionali, come stampa o tv, è veramente impossibile perché c’è poco pubblico interessato alla musica. Il web offre una capillarità infinita perché non ha confini e offre una modalità di interazione biunivoca, nel senso che noi cerchiamo sempre di parlare con le persone che ci seguono e di farle entrare in quello che facciamo. I remix contest, che noi amiamo, ne sono un esempio perché dianno la nostra musica in pasto alle persone che la amano. Sono tutti elementi innovativi rispetto ai media tradizionali in cui l’utente è passivo, non può interagire. Dall’altra parte sono mezzi che devi gestire tu in prima persona: basta un attimo affinché un messaggio venga manipolato e perda di verità.

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E rispetto ai fenomeni di pirateria?
Sicuramente questo è un problema grosso come una casa! Pensa a degli artisti, come noi, che impiegano 5 anni cercando di capire come va questo progetto e poi si trovano di fronte delle aziende incapaci di credere nella crescita di quest’ultimo a causa della pirateria. Non è più come gli anni ’80 e ’90 in cui, se si vedevano le potenzialità di una band, la si faceva crescere lentamente: oggi è impossibile! Oggi è buona la prima, punto! Questo perché il digitale e la pirateria hanno spazzato via la possibilità di investire. Io sono cresciuto con le cassettine copiate ma erano solo un primo vettore per andare a comprare il disco, che per me aveva un valore infinito perché all’epoca 20 000- 30 000 lire erano tantissimo per uno che non lavorava. Ricordo, poi, un’attenzione maniacale nei confronti del disco! Oggi tutto questo non c’è più. Quando noi giriamo e parliamo coi ragazzi più giovani non hanno minimamente la percezione del valore artistico e culturale del pezzo di plastica che contiene l’opera di un genio. C’è un’abitudine al download gratuito impressionante che a mio parere dipende da un problema culturale.

Nel senso di un non amore per il supporto?

Penso di si. Non esiste quella cultura musicale che ti porterebbe ad avere rispetto per l’artista e ti indurrebbe a comprare un cd, esattamente come si compra un libro…ma in Italia non si compra neanche quello! Basta andare in Inghilterra o negli Stati Uniti dove c’è comunque la pirateria ma non è così penetrante e diffusa come nel nostro Paese dove il gratis fa impazzire tutti! La musica in Inghilterra ad esempio è un valore culturale. Se uno va ai festival vede le famiglie: la vacanza che noi facciamo in Liguria o a Capri loro la fanno al festival di Glasgowbury e quindi inevitabilmente poi sentono l’esigenza di istruirsi con un prodotto musicale. In Italia non è così e non avendo valore il prodotto culturale per noi diventa la stessa cosa scaricarlo da emule o andarlo a comprare al negozio.

Ma non sarebbe meglio usare il cd solo come mezzo promozionale e poi vivere di live?
È già così! Anche il modo con cui noi ci siamo accordati con EMI è assolutamente così! Ma ormai il cd è promozionale solo per gli addetti ai lavori come i giornalisti! (ride,ndr) La vendita, se crescerà, sarà digitale e si può solo andare avanti con l’editoria e i live. Sono d’accordissimo.

In Italia la musica dance viene spesso guardata con occhio critico e non considerata come una forma d’arte, credi che questo possa penalizzarvi?

Beh non ha penalizzato gente come i Crookers! È vero hai ragione, in Italia si è ancora molto legati alla canzone del festival di Sanremo però io credo che ormai il paese sia pronto a qualcosa di diverso. Se vedi i principali festival in Europa l’elettronica è entrata a gamba tesa in manifestazioni per lo più rock e ora sta arrivando anche in Italia. Basta sentire l’ultimo disco di Jovanotti: ha forti contaminazioni elettroniche. Credo sia un buon momento per fare quello che facciamo noi e lo dimostra anche il punto a cui siamo arrivati. E poi basta vedere anche le grandissime produzioni perché artisti come Lady Gaga sono tutti a connotazione fortemente dance, così il pubblico si abitua a sentire determinate sonorità e a determinate tipologie di soluzioni musicali. Secondo me è un buon momento!

Quali artisti sentite vicini nel panorama musicale italiano ed estero?
Sicuramente tutti quelli presenti sul disco e poi abbiamo tanta passione nei confronti dell’hip hop underground, quindi da Core De Fomento a Sano Business a Bassi Maestro e Dj Shocca. Amo moltissimo Caparezza, che pur essendo un artista main-stream, quindi con delle responsabilità di pubblico e di mercato, resta un grande innovatore e un grandissimo comunicatore. Casino Royale che sono appena usciti col loro nuovo disco e sono dei mostri sacri della mia adolescenza. A livello di dance Spiller, Scuola Furano e tanti amici molto in gamba.

Se potessi scegliere quale artista del presente o del passato vorresti nel vostro prossimo disco?
Del passato esagero: Zack De La Rocha dei Rage Against The Machine! Del presente Demon Albarn dei Gorillaz, progetto che adoro!

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